Uno dei disperati che frequentano il "boschetto della droga" (Foto LaPresse)
in foto: Uno dei disperati che frequentano il "boschetto della droga" (Foto LaPresse)

"Da milanese e da ministro ho messo a disposizione tutti gli uomini, i mezzi e i soldi per risolvere la vergogna di Rogoredo". Queste le parole del ministro dell'Interno Matteo Salvini a proposito del famigerato "boschetto della droga" alla periferia sud di Milano, vicino alla stazione ferroviaria di Rogoredo. Si tratta di una delle piazze di spaccio all'aperto più grandi della Lombardia, che esiste (e resiste) ormai da decenni. Nonostante i periodici blitz delle forze dell'ordine e i sopralluoghi di politici (l'ultimo venerdì mattina da parte dell'assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, rimasto impressionato dai "ragazzi come zombie in un mare di siringhe"), la situazione continua a essere drammatica: sia nel boschetto vero e proprio (raggiungibile da via Sant'Arialdo) sia nella vicina via Orwell, dove le Ferrovie dello Stato hanno costruito un muro vicino ai binari dell'Alta velocità per contrastare lo spaccio ma i pusher, a quanto pare, hanno già trovato una soluzione spostandosi di qualche centinaia di metri.

A margine dell'assemblea nazionale della Cna il ministro dell'Interno e vice presidente del Consiglio è tornato sulla questione, un'emergenza (più che una vergogna) non solo in termini di sicurezza ma soprattutto a livello socio-sanitario, rispondendo in maniera indiretta all'appello che alcune settimane fa gli aveva rivolto il sindaco di Milano Beppe Sala: "L’aiuto che chiedo a Salvini è quello di avere un presidio costante", aveva detto il primo cittadino. "Ne ho parlato con il prefetto Saccone, so che già in settimana incontrerà sia il sindaco Sala che il governatore Fontana", ha affermato il leader del Carroccio. Si attendono adesso quali saranno le prossime mosse della politica per risolvere un problema che, in ogni caso, non è certamente circoscrivibile al solo "boschetto della droga".