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Strage di piazza della Loggia, Maurizio Tramonte estradato oggi in Italia: deve scontare l’ergastolo

Rientra in Italia Maurizio Tramonte, condannato all’ergastolo come uno degli esecutori materiali della strage di piazza della Loggia, a Brescia, che il 28 maggio del 1974 causò otto morti e 102 feriti. Tramonte era stato rintracciato in Portogallo, a Fatima, alcuni giorni dopo la sentenza con cui la Cassazione rese definitiva la condanna all’ergastolo per lui e per uno dei mandanti della strage, l’ex leader di Ordine nuovo Carlo Maria Maggi.
A cura di Francesco Loiacono
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Maurizio Tramonte (al centro)
Maurizio Tramonte (al centro)

È il giorno del rientro in Italia per Maurizio Tramonte, condannato in via definitiva all'ergastolo per la strage di piazza della Loggia a Brescia. L'ex informatore dei servizi segreti, conosciuto come "fonte Tritone" e riconosciuto come uno degli esecutori materiali della strage che il 28 maggio del 1974 provocò otto morti e 102 feriti, era stato rintracciato a Fatima, in Portogallo, lo scorso giugno, dopo la sentenza con cui la Cassazione ha confermato l'ergastolo per lui e per uno dei mandanti della strage, l'ex leader della formazione di estrema destra Ordine nuovo, Carlo Maria Maggi. Tramonte, che risponde di strage e omicidio plurimo volontario, si è imbarcato su un volo scortato dagli agenti dello Scip (il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Dipartimento della pubblica sicurezza) e atterrerà all'aeroporto di Roma Fiumicino. Una volta in Italia verranno espletate le formalità dell’arresto e sarà portato in carcere, dove resterà a disposizione dell'autorità giudiziaria.

Tramonte e Maggi condannati dopo una lunga vicenda giudiziaria

Tramonte e Maggi sono stati condannati in via definitiva dopo una lunga vicenda giudiziaria. La sentenza con cui la Cassazione ha reso definitive le condanne per i due è arrivata a giugno di quest'anno, dopo quattro processi e due sentenze della Corte d'Appello. Carlo Maria Maggi, ultraottantenne e malato, si trova nella sua casa sull'isola della Giudecca, a Venezia: non andrà in carcere per le sue condizioni di salute. Tramonte risultava irreperibile dopo la sentenza della Cassazione: tecnicamente non era in fuga, in quanto dopo la sentenza d'Appello bis del 2015 non erano state emesse misure cautelari nei confronti dei due condannati. Dopo l'arresto della polizia portoghese, avvenuto a giugno, l'ex "fonte Tritone" aveva fatto ricorso davanti alla Corte suprema del Portogallo contro l'estradizione. Lo scorso 24 novembre però i giudici avevano respinto la sua richiesta, dando così il via libera all'estradizione: "Abbiamo lavorato con tenacia e discrezione per raggiungere l'obiettivo di assicurare alla giustizia Tramonte – aveva detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando confermando la notizia – Con questo passo, in ritardo e purtroppo soltanto parzialmente, rispondiamo alla domanda di giustizia dei famigliari delle vittime di quell'orribile atto criminale. È un impegno che avevamo e sono felice che siamo riusciti a mantenerlo. Un impegno che è stato rispettato anche grazie alla cooperazione delle autorità portoghesi che voglio ringraziare".

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