Strage di piazza della Loggia a Brescia, Maurizio Tramonte sarà estradato in Italia

Sarà estradato in Italia la prossima settimana Maurizio Tramonte, condannato definitivamente all'ergastolo per la strage di piazza della Loggia, a Brescia. L'ex informatore dei servizi segreti è in Portogallo, dove a giugno di quest'anno, dopo che la Cassazione aveva reso definitiva la sua condanna all'ergastolo come esecutore materiale della strage che nel 1974 causò otto morti e 102 feriti, era stato arrestato dalla polizia portoghese. Tecnicamente non era in fuga, ma solo irreperibile: dopo il processo d'appello bis del 2015, che aveva confermato l'ergastolo, non erano state emesse misure cautelari. Lo scorso 24 novembre la Corte suprema del Portogallo ha respinto il ricorso di Tramonte contro l'estradizione, che sarà eseguita la prossima settimana: "Abbiamo lavorato con tenacia e discrezione – ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando confermando la notizia – per raggiungere l'obiettivo di assicurare alla giustizia Tramonte. Con questo passo, in ritardo e purtroppo soltanto parzialmente, rispondiamo alla domanda di giustizia dei famigliari delle vittime di quell'orribile atto criminale. È un impegno che avevamo e sono felice che siamo riusciti a mantenerlo. Un impegno che è stato rispettato anche grazie alla cooperazione delle autorità portoghesi che voglio ringraziare".
Oltra a Tramonte è stato condannato all'ergastolo Carlo Maria Maggi
Il 28 maggio del 1974 in piazza della Loggia, a Brescia, un ordigno posizionato in un cestino dell'immondizia esplose durante una manifestazione antifascista causando morti e feriti. Dopo una lunga vicenda processuale sono stati condannati definitivamente all'ergastolo Tramonte, considerato uno degli esecutori materiali, e Carlo Maria Maggi, ritenuto uno dei mandanti. Tramonte, noto ai servizi segreti come "Fonte Tritone", sarà però l'unico ad andare in carcere: l'ultraottantenne Maggi, ex leader della formazione di estrema destra Ordine nuovo, è infatti ai domiciliari nella sua casa di Venezia perché gravemente malato.