Cinque giorni al ballottaggio del 19 giugno che deciderà il prossimo sindaco di Milano. Stefano Parisi e Beppe Sala continuano a sfidarsi sui nomi di possibili componenti delle rispettive squadre di governo nel caso dovessero essere eletti. Se sul fronte di Sala non si registrano però particolari novità (anche se sia Linus sia Emma Bonino hanno dichiarato la propria disponibilità), una novità importante arriva da Stefano Parisi. E lo fa andare "su" nel borsino odierno.

Stefano Parisi

"Matteo Salvini non farà il mio assessore". Quella fatta alla trasmissione radiofonica "Un giorno da pecora" non è un'affermazione di secondo piano. Potrebbe essere un chiaro segnale lanciato da Parisi a tutti i moderati che non hanno votato al primo turno e che stanno decidendo a chi dare il proprio voto (e se votare) al ballottaggio. La "bocciatura" di Salvini arriva perché Parisi vuole un assessore a tempo pieno, mentre il segretario leghista ha i suoi impegni politici nazionali (ed europei) da rispettare. Resta da vedere, naturalmente, se i proclami ante-ballottaggio saranno poi rispettati a partire dal 20 giugno. E se, anche senza Salvini, la Lega (comunque ridimensionata rispetto a Forza Italia nei voti a Milano, anche se in crescita) riuscirà a dettare legge all'interno di un'eventuale giunta Parisi.

Beppe Sala

Beppe Sala incassa il "sì" di Linus ed Emma Bonino come possibili collaboratori della sua giunta. In più, mister Expo incassa un endorsement importante e inatteso: quello di Adriano Celentano, che sul Fatto quotidiano scrive che Sala "può essere un buon sindaco per Milano". Ritorna poi a parlare del "sogno" di riaprire la cerchia interna dei navigli, presentandolo però come qualcosa di ben concreto: tanto da promettere un referendum su un progetto concreto ai milanesi entro il 2017. L'impressione è che Sala si stia giocando tutti i jolly in suo possesso in questi giorni finali di campagna elettorale. Ma a chi chiede domande precise su alcune questioni spinose, come la gestione dei pagamenti delle imprese che hanno lavorato per Expo, continua a non rispondere. Insomma: la strategia sembra quella di guardare al futuro per evitare di parlare del presente (e del passato). Una strategia che non convince.