"Io credo nella sicurezza fatta con responsabilità, costruzione di un clima positivo, partecipazione dei cittadini, fiducia nei confronti delle forze dell'ordine. Non riducendo le questioni a slogan e affermazioni di bandiera. Questi sono i nostri principi, che ci differenziano dalle posizioni del vicepremier Matteo Salvini". Gestire una città proiettata verso il futuro a un ritmo sempre più alto, dove i problemi da affrontare sono concreti e hanno la dimensione del dettaglio, ma i risvolti sono nazionali e internazionali. È il lavoro di Anna Scavuzzo, vicesindaco e assessore alla Sicurezza del comune di Milano, che intervistata da Fanpage.it ricorda che la gestione dalla legalità non può essere esposta a "derive sull'onda dell'emotività". Spiega di non avere preclusioni ideologiche e per questo di essere disposta a valutare anche uno strumento come il Daspo urbano "per misurarne l'efficacia". Su sgomberi e occupazioni abusive (che riguardano quasi quattromila alloggi popolari in città) assicura che a Milano non si vedranno scene come quelle del palazzo di via Cardinal Capranica a Roma: "Non lasceremo in strada famiglie e bambini".

Censimento dei rom? Solo parole, abbiamo già tutti i numeri

Il vicepremier Matteo Salvini è tornato a proporre un censimento dei rom. "Quante volte ne abbiamo già parlato? Li abbiamo già fatti, abbiamo una mappatura della presenza in città. Se Salvini avesse seguito le commissioni consigliare saprebbe che in ogni sessione dedicata ai rom abbiamo dato i numeri", sottolinea Scavuzzo. "Mi sembra che si voglia mettere una bandiera, chiedendo di fare qualcosa che è già stata fatta, per buttare come si dice la palla in tribuna. E una volta che ti dico quante sono le famiglie ho risolto il problema? Salvini vuole sgomberare tutti i campi? Io sono per il superamento dei campi, ma non può essere solo uno slogan. Come si attua? Dove si mettono queste persone? Lavoriamo invece su coesistenza con i cittadini del quartiere, sull'abbandono di rifiuti che crea degrado, sul rispetto delle regole".

Daspo urbano: Nessuna avversione ideologica, lo sperimenteremo

Il Daspo urbano, che lo stesso sindaco Beppe Sala ha detto di voler valutare, è un altro dossier aperto.  "Il provvedimento nasce in un altro contesto, quello sportivo, in cui il controllo degli accessi è possibile perché lo stadio prevede varchi e controlli", ricorda la vicesindaco. "Sono perplessa perché estenderlo ad aree più vaste ci mette di fronte a evidenti difficoltà nei controlli. Ma visto che l'approccio non è ideologico ma è pragmatico, ho costruito una proposta per capire quali sono le aree critiche". Il provvedimento, che presto sarà portato in giunta, "vuol essere una sperimentazione per valutare con la questura se sarà efficace. Non c'è un'avversione ideologica, valuteremo se a Milano il Daspo urbano porterà un miglioramento".

Case occupate e sgomberi: mai famiglie e bambini in mezzo alla strada

La difficoltà dell'abitare e la carenza di case popolari per le migliaia di famiglie in lista d'attesa sono un problema aperto e che si trascina da tempo. Aler e Mm, le aziende che gestiscono l'edilizia residenziale pubblica, hanno reso noto che nei primi sei mesi del 2019 si è passati da 4.487 a 4.162 immobili occupati abusivamente in città. "Sgomberare non basta, abbiamo bisogno di più occupazioni regolari", spiega Scavuzzo. Come affrontare il problema di chi occupa per necessità? "Quando facciamo allontanamenti e troviamo situazioni di fragilità siamo tenuti a farcene carico. Se sgombero una famiglia non posso buttarla in mezzo alla strada".

"Non possiamo abbandonare i nuclei con bambini, anziani, disabili che occupano abusivamente, ma nemmeno dimenticarci di quelli che da anni attendono in graduatoria". Scene come quelle di via Cardinal Capranica a Roma, con famiglie e bambini portati via dalla polizia, "non le abbiamo viste in passato qui a Milano e non si vedranno. Se sgomberare è lasciare in strada famiglie e bambini che vagano per i quartieri, è evidente che non siamo su quella linea. Serve senso di responsabilità. Facile da Roma dire ‘sgomberiamo tutto', devo pensare al minuto successivo e chiedermi ‘queste persone dove dormono, cosa mangiano, dove vanno a scuola?', altrimenti ho solo creato un altro problema".

Migranti e bivacchi: disagio creato da scelte sciagurate

Nelle ultime settimane molti migranti hanno dovuto lasciare i centri di accoglienza e sono tornati ad accamparsi nella zona della Stazione Centrale. "Tutte queste persone avrebbero potute essere in un percorso di regolarizzazione, noti alle forze dell'ordine e all'amministrazione, oggi sono semplicemente per strada", avverte la vicesindaco. "Non siamo più di fronte all'emergenza di qualche anno fa, oggi bisogna capire come si mettono in regola le persone che ne hanno i requisiti invece di fare in modo che si siano molti irregolari da cercare, senza dimora e senza contatto con le istituzioni. Così sì che si crea degrado e si incide sulle periferie. Questo circolo vizioso è effetto di una politica sciagurata e va fermato".