I migranti tornano ad accamparsi davanti alla stazione Centrale di Milano e puntuale si ripresenta anche la polemica politica su chi abbia la responsabilità per le persone rimaste in mezzo alla strada dopo la chiusura di molti centri di accoglienza. "Compito di un sindaco è evitare i bivacchi in una città come Milano", attacca il ministro dell'Interno Matteo Salvini. "Non faccia il fesso: i bivacchi sono colpa delle sue scelte", è la replica dell'assessore alle Politiche sociali uscente e deputato europeo Pierfrancesco Majorino.

Salvini: A Milano le Olimpiadi invernali, non quelle del bivacco

È stato il vicepremier leghista ad avviare lo scontro, parlando a margine della cerimonia per il centenario dell’Associazione Nazionale Alpini. "Mi auguro che il Comune faccia la sua parte, come tutti. Ovvero eviti i bivacchi. Compito di un sindaco è evitare i bivacchi in una città come Milano che ha appena vinto le Olimpiadi invernali e non quelle del bivacco", ha detto Salvini rispondendo sui migranti che, per effetto del Decreto sicurezza, restano fuori dal sistema di accoglienza.

Majorino: È incapace o spera che il sistema dell'accoglienza salti

Non si è fatta attendere la replica del neo europarlamentare, che da anni coordina il sistema dell'accoglienza milanese. "Salvini non deve fare il fesso: i bivacchi di queste settimane sono il frutto delle sue scelte", attacca Majorino. "Abbiamo un ministro che o ci fa o ci è. O forse tutte e due: un poco è incapace, un poco spera che il sistema dell'accoglienza salti. Aggiungo che Salvini potrebbe darci la sede della Lega di via Bellerio per accogliere i migranti. Sempre che non gliela abbiano pignorata".

Negli ultimi giorni centinaia di persone sono tornare a vivere in strada a Milano, nonostante gli arrivi in città siano quasi azzerati rispetto alle estati precedenti. Molti migranti infatti si trovano costretti ad accamparsi all'aperto dopo che, per effetto del decreto sicurezza, hanno dovuto lasciare i centri di accoglienza. Il Comune di Milano ha manifestato l'interesse a proseguire l’accoglienza all’interno del sistema Sprar (ora denominato Siproimi) confermando i 422 posti attuali. L’amministrazione avrebbe voluto portare a mille posti la capienza, ma ha dovuto ritirare la domanda per le nuove regole del ministero dell'Interno che permettono di proseguire i progetti solo per un numero di posti pari o inferiore a quelli già finanziati.