È stata una vera e propria battaglia senza esclusioni di colpi, quella consumatasi tra i corridoi della Procura di Milano. A colpi di accuse, esposti, sottrazioni di fascicoli e spostamenti ad altri incarichi, il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati e il suo aggiunto Alfredo Robledo si sono fronteggiati più volte nel corso del 2014. La loro battaglia è arrivata fino al Consiglio superiore di magistratura. E proprio il neo-vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, eletto da pochi mesi, ha comunicato la soluzione allo scontro in atto. Alfredo Robledo sarà trasferito a Venezia per tutto il 2015, e tornerà a Milano una volta che Bruti Liberati andrà in pensione, a dicembre di quest'anno.

Scongiurato il trasferimento per incompatibilità ambientale

Con la nuova soluzione viene scongiurata l’ipotesi di trasferimento per incompatibilità ambientale di Robledo, che sembrava molto plausibile nelle ultime settimane. Diventa anche inutile la riunione della Prima Commissione del Csm, in programma per giovedì, che avrebbe dovuto decidere sul possibile trasferimento d'ufficio per incompatibilità di entrambi i contendenti o di uno solo.

Robledo verrà applicato temporaneamente a Venezia, coprendo così un vuoto di organico in Laguna come sostituto procuratore generale. Dopo che Bruti Liberati sarà andato in pensione, tornerà a Milano a capo del pool dei reati contro la pubblica amministrazione, lo stesso dal quale era stato rimosso dal procuratore capo. Il conflitto tra i due big della Procura della Repubblica milanese era scoppiata in seguito a un esposto di Robledo, che lamentava arbitrarie assegnazioni dei fascicoli da parte del suo capo, nonché un ritardo nell'assegnazione del fascicolo relativo al caso Sea-Gamberale – vicenda conclusasi con il proscioglimento dell'ex ad di Sea Vito Gamberale -. Lo stesso Bruti, sentito dal Csm aveva ammesso di averlo dimenticato per alcuni mesi nell’armadio. Ma il clima di accuse che si è respirato in Procura è entrato anche in altre vicende processuali, come quella per le firme false alle elezioni regionali del 2010, che a maggio era stata sospesa temporaneamente su richiesta dei legali di uno degli imputati, il presidente dell'ex ente Provincia di Milano Guido Podestà.