È iniziato oggi a Milano, nell'aula bunker di fronte al carcere di San Vittore, il processo a carico di sei ultras arrestati dopo i violenti scontri prima della partita tra Inter e Napoli dello scorso 26 dicembre. Nel corso dei tafferugli morì il 39enne Daniele Belardinelli, ultras del Varese venuto a Milano per dare manforte, con i tifosi del Nizza, agli ultrà nerazzurri in quello che probabilmente fu un assalto pianificato agli ultras del Napoli. La morte di Belardinelli è oggetto di un'inchiesta parallela che vede indagate con l'accusa di omicidio volontario una trentina di tifosi. I sei imputati al processo odierno devono invece rispondere dell'accusa di rissa aggravata (e altri reati minori): cinque di loro hanno chiesto il rito abbreviato (che comporta il processo a porte chiuse e lo sconto di un terzo dell'eventuale pena), mentre uno ha chiesto di patteggiare. Quest'ultimo è Luca Da Ros, ragazzo 21enne che dopo l'arresto era stato scarcerato perché aveva collaborato alle indagini. Il giovane, come spiegato dal suo avvocato Alberto Tucci, sta cercando di tornare alla normalità dopo quella serata di guerriglia urbana per la quale ha ammesso le proprie responsabilità: il suo legale, dopo il via libera da parte dei pubblici ministeri, ha chiesto di patteggiare una pena a un anno e dieci mesi.

La richiesta dei pubblici ministeri

Per i cinque imputati che hanno scelto il rito abbreviato il procuratore aggiunto Letizia Mannella e il pm Rosaria Stagnaro hanno chiesto condanne comprese tra due anni e 11 mesi e cinque anni e otto mesi. La pena più alta è stata chiesta per Nino Ciccarelli, fondatore dei Viking, storico gruppo ultras della curva nerazzurra. Nei suoi confronti il giudice per le indagini preliminari Guido Salvini ha già convalidato il Daspo emesso dalla questura: Ciccarelli per otto anni non potrà più frequentare né avvicinarsi agli stadi e durante le partite dell'Inter dovrà presentarsi alla polizia. Per l'altro "nome di peso" del tifo organizzato nerazzurro, Marco Piovella, i pm hanno chiesto tre anni, otto mesi e 20 giorni di carcere.

La sentenza il 21 marzo

Nei confronti di Piovella, capo dei Boys dell'Inter soprannominato "Il rosso", nei giorni scorsi i giudici della Sezione misure di prevenzione del tribunale di Milano avevano disposto la sorveglianza speciale per un anno e mezzo: una decisione inferiore rispetto alle richieste della procura e che in realtà aveva alleggerito la posizione dell'ultras, per la procura uno degli ideatori degli scontri. Il prossimo 21 marzo il giudice per l'udienza preliminare Ottone De Marchi si esprimerà sulla richiesta di patteggiamento ed emetterà probabilmente anche la sentenza nei confronti degli altri cinque imputati. L'avvocato di Da Ros ha negato che le dichiarazioni del suo assistito, com'era emerso in una prima fase delle indagini, siano state determinanti per arrestare i due capi ultrà: "Non si può mettere a rischio un ragazzo".