Marco Piovella, il leader della Curva Nord dell'Inter, non ha organizzato né diretto materialmente gli scontri dello scorso 26 dicembre prima del match casalingo con il Napoli, dove ha perso la vita l'ultras Daniele Belardinelli. Per questa ragione i giudici della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano, hanno deciso di respingere la richiesta di divieto di dimora in Lombardia e dimezzato la richiesta di sorveglianza speciale avanzata dalla Procura, da tre a un anno e mezzo. In questo lasso di tempo dovrà trovarsi "ad almeno tre chilometri di distanza dai luoghi dove si tengono manifestazioni sportive.

Piovella, detto ‘il Rosso', fa parte del direttivo della Curva Nord ma, per essendo evidente "un contributo di natura morale dovuto al suo ruolo carismatico" di riferimento per gli ultras, per lui non emergono elementi circostanziati sul suo ruolo in via Novara, né prove che abbia pianificato l'accaduto. Il 34enne è stato coinvolto nell'inchieste dalla scorsa vigilia di Capodanno, quando è stato arrestato sulla base delle accuse di Luca Da Ros, ultras dell'Inter coinvolto negli incidenti che ha deciso di collaborare con gli inquirenti. Ma di quelle accuse non ci sono stati riscontri materiali, nonostante l'accertata "potenzialità criminale" che da "almeno 15 anni riveste un ruolo di leader e di soggetto di riferimento all'interno di una struttura della tifoseria estrema interista". Insomma è il Rosso è senza dubbio pericoloso, ma per misure di prevenzione così gravi c'è bisogno di prove.

Il Rosso ha raccontato più volte di essere un grande amico di Belardinelli, raccontando anche come il giorno prima degli incidenti in cui il capo ultras del Novara ha perso la vita, avevano passato il pomeriggio del giorno di Natale insieme con le rispettive famiglie. Ascoltato dagli inquirenti aveva confermato tra i primi come l'amico fosse stato investito non da una ma da due vetture in fuga dagli scontri.