Una vita da stimato professionista fuori dallo stadio. E un'altra come leader del gruppo ultras dei "Boys San" dell'Inter. Marco Piovella, la quarta persona arrestata per i violenti scontri prima della partita Inter-Napoli costati la vita al 39enne Daniele Belardinelli, è adesso in carcere accusato di rissa aggravata e lesioni, oltre che per aver violato un Daspo. Anche lui, come Belardinelli, in passato aveva ricevuto il divieto di partecipare a manifestazioni sportive per via di alcuni tafferugli avvenuti lo scorso 28 aprile durante la partita Inter-Juve. A differenza di Belardinelli (che aveva alle spalle due Daspo, ma li aveva scontati entrambi), Piovella dunque non avrebbe dovuto trovarsi nei pressi dello stadio Meazza di San Siro la sera del 26 dicembre, quando è scattato l'agguato ad alcuni tifosi napoletani che si stavano recando a vedere la partita di Serie A. O, per lo meno, avrebbe dovuto essere controllato in previsione di una partita a rischio sul fronte dell'ordine pubblico.

Piovella e l'ultras morto si conoscevano

Piovella e Belardinelli si conoscevano: avevano passato il Natale assieme. Il primo avrebbe visto un'auto (non un suv, ma una vettura più piccola, forse un'Audi) investire l'amico e poi fuggire. Belardinelli è poi morto all'ospedale San Carlo per le conseguenze dell'incidente e il conducente di quella vettura non è ancora stato individuato: anche il papà della vittima lo ha invitato a costituirsi. Adesso però le dichiarazioni di Piovella e altri ultras presenti durante l'agguato avrebbero indirizzato le indagini verso un'altra direzione. Alla guida dell'auto ci potrebbe essere stato infatti un tifoso napoletano (come era emerso nei primissimi momenti) e non una persona di passaggio, estranea agli scontri.

La doppia vita dell'ultras arrestato

Mentre le indagini per identificare chi ha travolto Belardinelli vanno avanti, quelle sugli scontri prima di Inter-Napoli hanno registrato nelle ultime ore un'accelerazione: è successo dopo che uno dei tre ultras nerazzurri arrestati (il provvedimento è stato convalidato ed è stata confermata la misura cautelare) ha fatto il nome di Piovella e di un altro capo ultras dell'Inter (leader del gruppo Viking, al momento solo indagato). Il primo si era presentato spontaneamente in questura, per ammettere la sua presenza agli scontri ma negare di esserne uno degli organizzatori. Dopo poche ore per Piovella è stato disposto, come ipotizzato fin da subito, l'arresto: tra le motivazioni indicate dal giudice per le indagini preliminari Guido Salvini ci sono la "pericolosità elevata" dell'ultras, il suo "potere di influenza sui tifosi a lui subordinati sulla base dell'ideologia del cameratismo sportivo" e il pericolo di reiterazione dei reati.

Motivazioni che stridono con l'altra vita di Piovella. Trentaquattro anni, incensurato, proveniente da una cosiddetta "buona famiglia", Piovella si è laureato al Politecnico di Milano ed è uno stimato lighting designer, un architetto della luce con un'azienda con doppia sede, a Milano e in Svizzera: "Per una luce più bella chiama Piovella", diceva il 34enne durante un recente convegno tenuto davanti ad altri professionisti. Lì parlava in pantaloni e camicia: sugli spalti di San Siro, invece, guidava gli ultras e organizzava coreografie conosciuto da tutti come il "Rosso". Adesso dovrà difendersi dalle gravi accuse che gli sono contestate.