Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia (Foto LaPresse)
in foto: Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia (Foto LaPresse)

È il giorno decisivo per il possibile ingresso di un rappresentante del governo dell'Arabia Saudita nel consiglio di amministrazione del Teatro alla Scala. E a infuocare ulteriormente il clima, già avvelenato dalle polemiche, arriva la notizia di un acconto già versato dal governo di Riad al sovrintendente Alexander Pereira prima della riunione decisiva in programma oggi con il board del Piermarini. Parole di fuoco sono arrivate dal governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana, uno dei tre soci fondatori della Fondazione Teatro alla Scala (assieme al ministero dei Beni culturali e al Comune di Milano): il comportamento di Pereira, ha detto il governatore leghista, "provocherebbe il suo licenziamento, in qualunque cda, a qualsiasi latitudine".

Pereira ha già incassato tre milioni dei 15 previsti dall'accordo

Fontana ha indirettamente confermato anche la notizia dell'acconto: tre milioni di euro, oltre a 100mila euro per l'Accademia della Scala, sui complessivi 15 milioni previsti dall'accordo con Riad. Un accordo che da un lato prevede che l'orchestra della Scala esegua due concerti a Riad e crei un'Accademia per musicisti, e dall'altro farebbe entrare nel cda scaligero un rappresentante del governo (il principe e ministro della Cultura Badr bin Abd Allah Mohammed bin Farhan Al Saud) o di un'azienda di Stato (la compagnia petrolifera Saudi Aramco). Un ingresso osteggiato da molti consiglieri della Scala ed esponenti politici per via dei problemi presenti in Arabia sul fronte del rispetto dei diritti umani. Fontana ha spiegato in una nota che Pereira gli aveva comunicato sommariamente dell'acconto durante una riunione nel suo ufficio avvenuta l'8 marzo: "Nonostante la sorpresa ho ritenuto di non rendere pubblica in quel momento tale informazione, per rispetto della principale istituzione musicale del Paese". Il governatore ha anche detto di non aver mai dato il proprio consenso all'operazione.

Pereira, al contrario, sostiene di aver informato tutti della possibile operazione, incluso il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, e che nessuno si sia mai opposto. Dopo la notizia dell'acconto incassato prima di aver ottenuto l'ok dal consiglio di amministrazione la posizione di Pereira sembra sempre più in bilico. Il sovrintendente ha il contratto in scadenza nel 2020 ma rischia seriamente di non essere rinnovato. La Lega ne aveva chiesto le dimissioni anche se il deputato leghista Alessandro Morelli, capogruppo del Carroccio a Palazzo Marino, in un'intervista a Fanpage.it aveva aperto a una possibile rivalutazione della sua posizione se il sovrintendente avesse "ammesso l'errore" e avesse portato risultati lusinghieri negli ultimi anni del suo mandato. Adesso però, con l'ultima mossa di Pereira e dopo le parole di Fontana, il destino del sovrintendente austriaco sembra essere segnato.