Massimiliano Romeo (Facebook)
in foto: Massimiliano Romeo (Facebook)

C'è anche Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato, tra le persone condannate ieri per l'affaire Rimoborsopoli in Lombardia. Ossia le spese "pazze" sostenute nel corso degli anni tra il 2008 e il 2011 da ex consiglieri regionali lombardi di centrodestra e centrosinistra, che secondo quanto ha sostenuto il pubblico ministero Paolo Filippini si sarebbero intascati complessivamente e indebitamente circa tre milioni di euro. Romeo ha riportato una condanna a un anno e otto mesi: quattro mesi al di sotto del limite (due anni) previsto dalla legge Severino che avrebbe fatto scattare il suo decadimento dall'incarico, se la condanna fosse stata confermata in Cassazione. Nella stessa situazione di Romeo c'erano anche altri quattro ex consiglieri, anche loro attualmente parlamentari: Fabrizio Cecchetti, Jari Colla e Ugo Parolo della Lega e Alessandro Colucci del Gruppo misto. Per nessuno di loro c'è però lo spettro della Severino.

Gli imputati ricorreranno in appello

La condanna di primo grado nella vicenda Rimborsopoli (tra i nomi eccellenti dei 52 imputati condannati ci sono Renzo Bossi e Nicole Minetti, cinque invece le assoluzioni), è arrivata al termine di un processo iniziato nel luglio del 2015 e che sicuramente adesso proseguirà in appello: "Se c'era un sistema, c'era certamente da 30 anni e loro lo hanno ereditato in buona fede – ha dichiarato l'avvocato Jacopo Pensa, legale di Romeo – Faremo appello, noi puntiamo alla revisione delle condotte contestate perché per noi c'è la mancanza del dolo nel peculato". Una tesi sostenuta anche dai legali degli altri imputati. L’avvocato Domenico Aiello, che assiste sei esponenti della Lega (ed è l'avvocato anche di Roberto Maroni) ha dichiarato al "Corriere della sera": "Le norme sui rimborsi sono incomplete e scritte male, occorre un intervento del legislatore".