A quasi 18 ore dalla chiusura dei seggi, ancora non si conoscono i dati definitivi su affluenza e risultati del Referendum per l'autonomia della Lombardia. L'adozione del voto elettronico – sperimentato per la prima volta in Italia – non ha dato i risultati sperati in termini di rapidità delle operazioni di spoglio. Gli ultimi dati ufficiali sono stati pubblicati sul sito www.referendum.regione.lombardia.it (che ha dato molti problemi durante la giornata di ieri) nel pomeriggio di oggi: mancano ancora i risultati di circa 400 sulle oltre 24mila "voting machine" utilizzate. L'affluenza è superiore al 38 per cento, con il 95,3 per cento di Sì, il 3,9 per cento di No e lo 0,8 per cento di schede bianche.

Da Palazzo Lombardia precisano: "Si sono registrate alcune criticità tecniche nella fase di riversamento dei dati delle rimanenti voting machine", e i risultati definitivi saranno resi noti soltanto oggi in giornata, a operazioni concluse. Ieri, in una conferenza subito dopo il voto, il governatore Roberto Maroni aveva parlato di un'affluenza intorno al 40 per cento. Un dato che sarà dunque rivisto al ribasso, ma che è comunque superiore all'obiettivo fissato dal presidente, pari al 34 per cento dei votanti. La stessa percentuale dei lombardi che nel 2001 votarono per il referendum sulla riforma del titolo V della Costituzione.

I primi commenti politici: hanno vinto (e perso) tutti.

I dati, non definitivi ma ormai chiari, hanno fatto partire la girandola dei commenti politici sulla consultazione. E, come ormai da prassi in Italia, non si capisce chi abbia vinto e chi no. Maroni, nel corso della conferenza stampa di tenuta oggi, ha parlato apertamente di successo: "Vuol dire che il tema dell'autonomia è straordinariamente importante e io mi sento l'incarico di questa responsabilità". Il governatore ha detto di aver già avuto un colloquio col presidente del Consiglio Gentiloni, e di essere pronto ad avviare un confronto su tutte le materie "concorrenti" tra Stato e Regione. Confronto che sarà avviato assieme a una squadra che potrà comprendere anche chi, come Giorgio Gori, pur essendo del Pd ha votato Sì al referendum.

Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini aveva già commentato ieri: "Più di 5 milioni di persone oggi (ieri, il dato è riferito anche al Veneto, ndr) hanno votato per il cambiamento: noi tutti vogliamo meno sprechi, meno tasse, meno burocrazia, meno vincoli dello Stato e dell'Unione Europea, più efficienza, più lavoro e più sicurezza. È una vittoria non solo della Lega ma soprattutto del popolo, alla faccia di Renzi che da coniglio invitava a starsene a casa. Dalle parole ora si passerà ai fatti".

Di vittoria, ma non della Lega, parla anche il Movimento 5 stelle, partito che assieme al Carroccio ha voluto il referendum, e soprattutto il voto elettronico: "Oggi abbiamo lanciato un messaggio forte, Lombardia e Veneto chiedono maggiori spazi di autonomia nel quadro dell'unità nazionale senza togliere soldi ad altri territori – ha affermato il consigliere regionale Stefano Buffagni – Non tollero le balle di Maroni, ma ritengo sia evidente che con la proposta referendaria votata oggi abbiamo portato la voce dei cittadini nelle istituzioni, ridandogli la parola per legittimare il prossimo Presidente della Regione a trattare con il Governo forte di un mandato popolare, non politico". Secondo Buffagni proprio la "strumentalizzazione di Maroni" e "l'atteggiamento scorretto di tutta la Lega Nord" ha scoraggiato molti cittadini: l'affluenza sarebbe potuta essere anche maggiore.

Pd: sconfitta politica di Maroni e della sua maggioranza.

Una lettura di segno opposto arriva dal Pd: "La scarsa affluenza e partecipazione registrata, in particolare a Milano Metropolitana, è la certificazione di una sconfitta politica. Tutta da intestare a Maroni e alla sua maggioranza, che in questo modo hanno finito per danneggiare la richiesta di maggiore autonomia per la Lombardia – ha scritto il segretario metropolitano del Pd Milano Pietro Bussolati – Una richiesta che abbiamo – da sempre – condiviso nel merito, ma che oggi finisce mortificata da percentuali di affluenza comparabili a quelle del 2016, quando si votò per il referendum sulle trivelle". Bussolati è poi tornato sulle polemiche relative ai problemi col voto elettronico: "L'urgenza e la necessità di cambiare passo in Lombardia si rende ancora più plastica ed evidente oggi, dopo il disastro organizzativo e il vergognoso e l'indecente ritardo nelle comunicazioni sui dati dell’affluenza, che altro non sono che la prova di una Regione in affanno nella gestione del nuovo. Nient’affatto speciale, una Regione inefficiente e incapace".