Alle 23 si sono chiusi i seggi per votare al Referendum per l'autonomia della Lombardia. L'affluenza finale, come comunicato dal governatore lombardo Roberto Maroni (che ha citato dati non ancora definitivi), è attorno al 40 per cento. Significa che sui circa 7,8 milioni di elettori aventi diritto di voto si sono recati alle urne circa tre milioni di cittadini. Il "Sì", secondo le proiezioni citate dal governatore, sono intorno al 95 per cento. Ancora non si tratta di dati definitivi: nonostante l'adozione del voto elettronico con le cosiddette "voting machine" (non esenti da critiche), i risultati potranno arrivare a notte fonda, anche se la vittoria dei Sì era ampiamente scontata. Chi ha vinto, in realtà? Difficile dirlo, in una consultazione che non è vincolante (il referendum era consultivo). Il governatore Maroni aveva fissato come obiettivo il 34 per cento, percentuale dei votanti in Lombardia a un referendum simile, quello sulla riforma del titolo V della Costituzione nel 2001. Forse l'asticella era volutamente puntata al ribasso, fatto sta però che è stata superata: "Ringrazio il popolo lombardo, stanotte potrò riposare tranquillamente", ha detto Maroni durante la conferenza stampa post voto.

Alta affluenza a Bergamo e Lecco: più tiepidi i milanesi.

Il Referendum ha "mosso" le coscienze soprattutto dei residenti nelle province di Bergamo e Lecco, mentre non ha scaldato più di tanto i milanesi. Analizzando le percentuali sull'affluenza zona per zona si vede infatti che a Bergamo e provincia già alle 19 aveva votato il 39,29 per cento degli elettori, mentre a Milano e Città metropolitana il 25,47 per cento. Chissà se hanno influito gli atteggiamenti dei rispettivi sindaci: Giorgio Gori, nonostante sia il candidato in pectore del Pd (contrario al voto) alle prossime Regionali, aveva infatti annunciato che avrebbe votato Sì al referendum. Lo aveva fatto anche Beppe Sala, che però poi non si è recato alle urne (era a Parigi), attirandosi anche una frecciata del governatore della Lombardia Roberto Maroni.

Alle 19 affluenza del 31,8 per cento.

L'affluenza era stata di poco superiore all'11 per cento alle 12 e del 31,8 per cento alle 19. Nell'ultima rilevazione prima del dato finale avevano votato dunque poco più di due milioni e mezzo di cittadini. In entrambi i casi i dati definitivi, relativi al 100 per cento dei seggi, sono arrivati molto in ritardo rispetto agli orari prefissati: non sono mancate le polemiche su questo ritardo nella comunicazione, che si è ripetuto anche in occasione dei dati definitivi, arrivati ben oltre la mezzanotte.

Polemiche sui problemi con i tablet e i ritardi nelle comunicazioni dei dati.

Come ogni votazione che si rispetti, anche in questo referendum, pur essendo consultivo e senza quorum, non sono mancate come detto le polemiche. In prima fila il Partito democratico, unica forza che aveva votato no nel 2015 (quando il Consiglio regionale lombardo aveva approvato la consultazione). Nel mirino dei democratici soprattutto i problemi che si sono registrati in alcuni seggi con le "voting machine". Problemi logistici e di configurazione erano già emersi sabato, durante l'allestimento dei seggi. Altri, come tablet non funzionanti e soprattutto ritardi nella comunicazione dei dati sull'affluenza, sono emersi durante il voto: "In Lombardia la situazione sulla comunicazione dei dati sull'affluenza è indecente – ha scritto in serata il segretario regionale lombardo del Pd, Alessandro Alfieri – In Veneto un quarto d'ora dopo le 19 si conosceva l'affluenza. In Lombardia il dato delle 12 è stato comunicato alle 17, non ci sono aggiornamenti sull'affluenza delle 19 e il sito Regione Lombardia con i risultati ufficiali non è più raggiungibile. Non basta a Maroni e i suoi nascondersi dietro la scusa della novità del voto elettronico. Gli elettori lombardi non possono essere presi in giro così per un referendum costato il triplo di quello veneto". Per l'assessore regionale Gianni Fava, delegato al referendum, non c'è stato comunque alcun problema tecnico: si è trattato solo di un ritardo nelle procedure di invio dei dati da alcuni Comuni.

A Parabiago il Comune invita a votare con i pannelli informativi.

Un'altra polemica, sempre targata Pd, riguarda il Comune di Parabiago, nel Milanese. Qui, come ha denunciato il segretario metropolitano dei democratici Pietro Bussolati, l'amministrazione comunale leghista avrebbe invitato a votare al referendum sfruttando i pannelli informativi a led che sono disseminati sul territorio comunale: "Ennesimo atto arrogante e contrario alle regole – ha scritto su Facebook Bussolati, pubblicando una foto – Accade di nuovo, questa volta a Parabiago, con l’amministrazione comunale leghista che utilizza uno spazio riservato alla comunicazione istituzionale per fare propaganda elettorale. Un gesto che, non solo sconfina nel campo della rilevanza penale, ma rappresenta una grave scorrettezza sul piano politico. Chiediamo spiegazioni al sindaco Raffaele Cucchi, è inaccettabile che la Lega utilizzi spazi e risorse che sono di tutti per campagne di parte". Dalla foto pubblicata, come si evince, il "Si" usato come particella impersonale del verbo votare è evidenziato e potrebbe essere scambiato per un invito a votare "Sì" al referendum.

La foto denuncia di Pietro Bussolati (Facebook)in foto: La foto denuncia di Pietro Bussolati (Facebook)

In Veneto quorum raggiunto già alle 19: ecco cosa cambia adesso.

Oltre alla Lombardia, si votava per un quesito simile anche in Veneto, dove però la consultazione, per essere valida, era subordinata al raggiungimento del quorum (cioè il 50 per cento più uno dei votanti doveva esprimersi sul referendum). Un risultato raggiunto già alle 19 e superato alla chiusura dei seggi, quando l'affluenza è arrivata al 60 per cento. Sia nella regione guidata dal leghista Luca Zaia sia in Lombardia la vittoria dei Sì era scontata. Il referendum si giocava infatti soprattutto a livello politico, sulla partecipazione dei cittadini: una partecipazione più tiepida in Lombardia e più sentita in Veneto, dove le istanze autonomiste sono storicamente più forti.

Cosa cambierà adesso dopo le due consultazioni? Difficile prevederlo, anche perché i referendum restano non vincolanti per il governo centrale. Probabile comunque che le rispettive amministrazioni regionali avvieranno dei negoziati con Roma (come peraltro già fatto dall'Emilia Romagna, senza bisogno di andare al voto), per chiedere maggiori competenze allo Stato per quelle materie "concorrenti" in cui già la Costituzione (all'articolo 116) prevedeva la possibilità di maggiore autonomia da parte delle Regioni. In merito, vale la pena di leggere l'approfondimento di Adriano Biondi. In Lombardia il voto potrebbe avere un risvolto in più: nel 2018 si voterà per le Regionali, ed è probabile che i circa tre milioni di votanti al referendum verranno sbandierati, in un senso o nell'altro (perché sono quattro milioni gli astenuti, guardando il rovescio della medaglia) durante la campagna elettorale: di cui forse questo referendum non è stato che il primo atto.