Si aggrava improvvisamente il caso del presunto avvelenamento da tallio che ha coinvolto un intero nucleo famigliare di Nova Milanese, in provincia di Monza e Brianza. Dopo la 62enne Patrizia Del Zotto è morto anche l'anziano padre Giovanni Battista. Anche lui, 94 anni, è deceduto all'ospedale di Desio, dove l'intera famiglia era stata ricoverata in seguito a un periodo di vacanza in una casa di campagna a Varmo, in Friuli. La notizia del decesso dell'anziano padre della 62enne è stata riportata dal quotidiano "Il Giorno", secondo cui anche le condizioni della madre di Patrizia e moglie di Giovanni Battista, una donna di 87 anni, siano improvvisamente peggiorate. Solo la sorella di Patrizia, una donna di 58 anni, sarebbe in via di guarigione.

Prende piede l'ipotesi di un'intossicazione alimentare

Tutta la vicenda è avvolta da un alone di mistero. Secondo le prime ipotesi la famiglia sarebbe stata esposta in maniera prolungata al tallio, un metallo pesante contenuto anche nel guano dei piccioni. Secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri, il fienile della casa di campagna dove la famiglia aveva trascorso qualche giorno di vacanza era infestato proprio dai piccioni: una circostanza che potrebbe spiegare la presenza di elevati livelli di tallio nel sangue di tutti i componenti del nucleo famigliare. Ma col passare delle ore sembra che l'ipotesi di un avvelenamento dovuto solo alle feci dei volatili sia sempre meno probabile. Si sospetta che all'otrigine dell'avvelenamento possa esserci un'intossicazione alimentare: il metallo pesante nocivo per l'organismo potrebbe dunque essere stato ingerito assieme a un alimento, oppure essere semplicemente una concausa di un altro agente nocivo. Le indagini dei carabinieri proseguono di pari passo con gli accertamenti del personale medico dell'ospedale di Desio.

Cos'è il tallio

Il tallio è un metallo pesante nocivo per l'organismo. Viene impiegato soprattutto come componente per creare insetticidi e topicidi, ma in passato è stato anche utilizzato per commettere omicidi, per via della sua pericolosità. Se inalato per lungo tempo o ingerito può provocare sintomi di intensità crescente come nausea, vomito, febbre e diarrea, che possono peggiorare sfociando nel coma e quindi nella morte. Se le percentuali di tallio presenti all'interno dell'organismo non sono molto elevate, si può intervenire con la progressiva espulsione del metallo dall'organismo, attraverso lavande gastrointestinali o stimolando la diuresi.