Nove anni di condanna anziché i sette anni e due mesi già inflitti in primo grado. È quanto la procura generale di Milano ha chiesto per il ginecologo Severino Antinori, imputato nel processo d'appello per la vicenda del prelievo forzoso di alcuni ovuli nei confronti di un'infermiera spagnola. A febbraio dello scorso anno Antinori, 73enne luminare nel campo della fecondazione assistita, era stato condannato a sette anni e due mesi di reclusione dal tribunale di Milano con le accuse di lesioni aggravate e rapina di ovociti, nell'ambito della vicenda che nel maggio 2016 aveva portato all'arresto del medico (misura cautelare poi attenuata nell'obbligo di dimora) e al sequestro della clinica milanese Matris in cui era avvenuto il presunto prelievo forzoso di ovuli.

Due dei coimputati di Antinori hanno chiesto di patteggiare

Antinori si è sempre proclamato innocente: ma nel frattempo due dei suoi coimputati al processo d'appello, la segretaria Bruna Balduzzi e l'anestesista Antonino Marcianò (entrambi condannati in primo grado a cinque anni e due mesi di reclusione), hanno rilasciato dichiarazioni spontanee assumendosi le proprie responsabilità e chiedendo di patteggiare una pena di due anni in appello, decisione sulla quale gli imputati hanno raggiunto l'accordo col sostituto procuratore generale Daniela Meliota e sulla quale si dovranno esprimere i giudici. Marcianò ha anche già risarcito la giovane infermiera spagnola che si è costituita parte civile al processo. La sentenza d'appello è attesa per il 13 maggio: in quella circostanza si saprà anche se la pena nei confronti di Antinori sarà aumentata (nove anni era stata la richiesta iniziale anche dei pubblici ministeri in primo grado) oppure no.