All'indomani della notizia dell'arresto di S.B., presunto assassino di Lidia Macchi, i giornali indugiano sulla personalità dell'uomo che, nel gennaio del 1987, avrebbe ucciso la giovane studentessa di Varese, ferendola mortalmente con 29 coltellate. Brebbia, piccolo centro del Varesotto dove il 48enne arrestato viveva fino ad ora con la mamma e la sorella, diventa così il centro dei racconti sulla vita di un uomo. Un'esistenza che sembra segnata da due elementi: la grande cultura, rivolta in particolare alla filosofia e alla fede, e l'eroina. Droga alla quale S.B. si è avvicinato già da giovane, per cui è stato in cura in centri di disintossicazione e che gli aveva provocato una menomazione al braccio destro. Non c'è traccia nella vita dell'arrestato di un lavoro: S.B. secondo alcuni residenti interpellati dal cronista del Corriere della sera "non aveva voglia di fare nulla", "bighellonava".

Un "intellettuale dannato"

Il giudice, nell'ordinanza con cui venerdì mattina ha disposto l'arresto dell'uomo, ne parla come di un "intellettuale dannato" che piaceva alle ragazze. La sua grande cultura lo aveva forse posto ai margini del gruppo di Comunione e liberazione frequentato anche da Lidia Macchi, di un anno più grande di lui. Quella cultura e quella fede che, forse, lo hanno tradito, riconducendolo in maniera inequivocabile alla lettera inviata alla famiglia Macchi il giorno del funerale di Lidia: "Consumatum est, questo lo scotto dell'antichissimo errore" si legge in uno dei versi della missiva dal titolo "In Morte di un'amica" che, secondo gli inquirenti e gli psichiatri, racconta proprio l'omicidio di Lidia dall'ottica di una persona esperta di Sacre scritture e in preda a pulsioni e a delirio mistico.

L'avvocato della famiglia Macchi: "Se è colpevole confessi"

I fiumi di parole che adesso travolgono l'arrestato e la sua famiglia non tengono però conto di un elemento determinante: al momento non c'è ancora infatti una prova definitiva che inchiodi S.B.. Solo elementi indiziari, sicuramente abbastanza gravi da determinare l'arresto ma ancora non inappellabili. Senza una prova definitiva, quale ad esempio potrebbe essere quella del Dna sul corpo di Lidia in cerca di tracce biologiche dell'uomo, è l'avvocato e amico della famiglia Macchi a lanciare dalle colonne del quotidiano Il Giorno un appello all'ex compagno di liceo di Lidia: "Se è stato lui confessi, non ci faccia riesumare Lidia – ha detto Daniele Pizzi – Se fosse colpevole, il dolore sarebbe ancora più grande sapendo che Lidia è stata uccisa da uno che frequentava la nostra casa". Chissà che un caso che sembrava ormai destinato a essere archiviato non riservi ulteriori sorprese.