Dopo 30 anni si riapre, con una svolta clamorosa, il caso relativo alla morte di Lidia Macchi, studentessa di 20 anni di Varese che fu trovata cadavere a Cittiglio, nel Varesotto, nel 1987, uccisa da 29 coltellate. Un ex compagno di liceo della vittima, S.B., oggi 47enne, è stato infatti arrestato venerdì mattina a Brebbia, sempre in provincia di Varese. Secondo gli investigatori è lui l'autore di una lettera anonima spedita ai famigliari di Lidia il giorno dei suoi funerali, dal titolo "In morte di un'amica". La lettera conteneva allusioni alla vita della ragazza e riferimenti alla sua uccisione, fatto che farebbe ipotizzare un suo coinvolgimento nel delitto. S.B. è adesso accusato di omicidio volontario aggravato dai motivi abietti e futili, dalla crudeltà, dal nesso teleologico e dalla minorata difesa.

Per l'omicidio era stato indagato anche Giuseppe Piccolomo

Per l'omicidio era stato indagato anche Giuseppe Piccolomo, l'imbianchino già condannato per il cosiddetto "delitto delle mani mozzate" del 2009. Dopo un anno di indagini però la sua posizione era stata archiviata. L'inchiesta sulla morte di Lidia Macchi ha ripreso slancio nel 2013, dopo che il caso è passato dalla procura di Varese a quella di Milano. A indagare sull'omicidio di Lidia è adesso il sostituto procuratore Carmen Manfredda.

Decisiva una perizia calligrafica

Gli investigatori sarebbero arrivati ad attribuire all'arrestato la paternità della lettera anonima dopo una perizia calligrafica. A fare il nome dell'uomo, che conosceva la vittima ma non ne era amico intimo, sarebbe stata una donna che in passato aveva ricevuto delle lettere da lui. Dopo aver visto in tv (durante la trasmissione Quarto grado) la lettera relativa all'omicidio di Lidia avrebbe notato somiglianze nella calligrafia di quelle scambiate con l'arrestato.

L'assassino ha violentato Lidia e poi l'ha uccisa perché si è concessa

Agghiacciante, secondo la ricostruzione degli inquirenti, la dinamica dell'omicidio di Lidia Macchi. Il presunto assassino, che frequentava lo stesso circolo di Comunione e liberazione della vittima, sarebbe salito sulla sua auto nei pressi dell'ospedale di Cittiglio dove, il 7 gennaio, Lidia era andata a trovare un'amica. Poi i due si sarebbero appartati nei pressi di un bosco, non si sa se contro la volontà della giovane. Il presunto assassino avrebbe prima violentato Lidia, poi l'avrebbe uccisa proprio perché lei si era concessa contravvenendo al suo credo religioso, colpendola anche mentre cercava di scappare. Lidia sarebbe morta poi nel gelo della notte dopo una lunga agonia.

La mamma di Lidia: "Finalmente si fa luce"

La madre di Lidia, Paola Macchi, intervistata da Radiouno ha detto: "Trenta anni che aspettiamo, finalmente si fa luce sull’omicidio di Lidia". La donna ha poi lodato il lavoro della procura di Milano, che ha agito in silenzio ma ha lavorato sodo, confermando che il presunto assassino non frequentava assiduamente né la figlia né la loro casa.