in foto: Il 39enne Alessandro Garlaschi e la sua vittima, la 19enne Jessica Valentina Faoro

Una settimana fa, la notte del primo febbraio, la 19enne Jessica Valentina Faoro aveva chiamato i carabinieri dicendo che l'uomo che la ospitava in casa, il 39enne Alessandro Garlaschi, l'aveva molestata mentre dormiva. È quanto riporta il "Corriere della sera": un particolare agghiacciante perché di fatto ha anticipato quanto accaduto due giorni fa in quella stessa abitazione al civico 93 di via Brioschi, a Milano, dove il tranviere ha ucciso la ragazza a coltellate. Sono ancora al vaglio le diverse versioni di Garlaschi sull'episodio – nell'ultima ha detto che avrebbe colpito Jessica per difendersi, dopo essere riuscito a rivolgerle contro il coltello che lei impugnava -, ma secondo gli inquirenti l'ipotesi più probabile è proprio che Garlaschi abbia ucciso Jessica dopo un approccio sessuale rifiutato dalla giovane, che da qualche settimana viveva in casa del 39enne e della moglie in subaffitto.

Dopo l'episodio Jessica era tornata a dormire in casa di Garlaschi.

Dopo l'allarme della giovane il sistema dei soccorsi aveva funzionato: una pattuglia dei carabinieri era intervenuta trovando la ragazza per strada e le aveva chiesto se avesse bisogno di una soluzione abitativa e se volesse denunciare formalmente l'uomo. La ragazza aveva detto che sarebbe andata da un'amica, cosa che effettivamente fece, dopo aver lasciato però a casa del tranviere il suo pitbull e due zaini. Quella notte Jessica non era tornata a dormire da Garlaschi, ma lo aveva fatto le notti successive, probabilmente perché senza un posto dove andare. Nell'appartamento di Garlaschi e della moglie, un bilocale, la 19enne viveva su un divano letto in cucina: lo stesso sotto il quale gli agenti della squadra mobile hanno trovato il cadavere della ragazza, in parte avvolto nel cellophano e in parte in un borsone. Il tranviere stava cercando di disfarsi del corpo della ragazza che aveva ucciso: dopo alcune ore è però sceso in portineria insanguinato, dicendo di avere "una ragazza morta in casa". Poi la chiamata al 118, l'arrivo della polizia che lo ha tenuto sotto interrogatorio in casa, accanto al cadavere di Jessica, fino alle prime ammissioni, arrivate nel pomeriggio. Infine il trasferimento in questura, tra gli insulti dei vicini, e poi nel carcere di San Vittore, nel cui centro di osservazione neurologica è controllato a vista.