Sono "fiere" e "orgogliose" di lavorare nel reparto della Terapia intensiva neonatale degli Spedali civili, quello dove dallo scorso 30 dicembre e nel giro di una settimana sono morti in circostanze ancora poco chiare quattro neonati. Le infermiere del reparto finito al centro dell'attenzione mediatica (ma anche delle indagini di procura, ministero della Salute e Regione Lombardia), su Facebook hanno lanciato una campagna per difendere il proprio luogo di lavoro da quelli che ritengono attacchi ingiustificati. Linda Sarnico, Marzia Ardesi, Luisa Guarinoni sono alcune delle donne che lavorano da anni agli Spedali civili e tramite post con la loro foto e una breve frase – in cui dichiarano appunto di essere fiere di lavorare nel reparto – hanno chiesto rispetto per ciò che fanno, evidenziando come nel reparto di Terapia intensiva neonatale finiscano bimbi che, appena nati, si trovano a dover lottare con la morte.

Un'infermiera: Ci avete massacrato, ora risollevateci

Emblematico il post di Luisa Guarinoni, che in messaggio sottolinea come il presidente della Società italiana di neonatologia, il dottor Fabio Mosca, abbia invitato tutti a non creare allarmismi e a considerare il fatto che i pazienti del reparto (agli Spedali Civili di Brescia come altrove) siano soggetti molto fragili: "Quando si parla di prematurità bisogna assolutamente far passare il concetto che si tratta di una malattia, alla quale si sopravvive grazie a cure altamente sofisticate ed estreme, con cui teniamo in vita bambini che la natura non farebbe sopravvivere – ha affermato Mosca – E talvolta non ci riusciamo. Non ci riusciamo in 750 casi ogni anno. Non per questo bisogna per forza trovare degli errori". Luisa Guarinoni quindi aggiunge: "Ci avete massacrato, ora risollevateci".

Eseguite le autopsie sui neonati

Tante le persone che hanno voluto esprimere la propria solidarietà alle operatrici e agli operatori del reparto. Ma qualcuno ha anche rivolto un pensiero ai genitori dei neonati morti, che sono l'altra parte coinvolta nella vicenda. Il loro desiderio di conoscere la verità su quanto accaduto ai propri figli è più che lecito, soprattutto se espresso in modi civili: come ha fatto la mamma di uno dei neonati morti, Marco, ai microfoni di Fanpage.it. "Non cerco vendetta, ho visto come hanno lavorato i medici, non li accuso di negligenza, ma voglio sapere cosa è accaduto", ha detto la donna. Per saperlo con certezza dovrà attendere circa 60 giorni, termine entro cui saranno disponibili gli esiti dell'autopsia che poi orienteranno sicuramente lo sviluppo delle indagini (la procura di Brescia ha aperto diversi fascicoli per omicidio colposo). Dall'ospedale intanto hanno spiegato con una nota che i quattro decessi sarebbero casi distinti tra loro, non riconducibili a un focolaio epidemico.