Non è colpa di un ministro quando accade una sparatoria. Così come non è un suo merito quando la legge fa semplicemente il proprio dovere arrestando magari un latitante. La politica viene prima, terribilmente prima di tutto questo e quando accade qualcosa tocca quindi fare i conti con le azioni effettivamente messe in atto dal governo e con la narrazione che la politica vorrebbe imporre.

A Milano, in pieno giorno, in pieno centro, nella calca e sotto l'osservazione internazionale che ha portato il Fuori Salone un uomo fermo nella propria auto al semaforo si è ritrovato la faccia spappolata dai proiettili di due killer. Storie di droga, dicono per minimizzare come se le cause servissero a tranquillizzare i passanti e gli abitanti del quartiere sconquassati da degli spari in stile far west.

Da parte sua il ministro dell'inferno insiste nel dire che i reati sono in diminuzione, lo fa basandosi su dati dell'anno scorso (in cui non ricopriva la sua carica ministeriale) e tra l'altro smentisce se stesso su questa emergenza continua che continua a soffiare per permettere ad ogni cittadino di armarsi degnamente con nel Paese del taglione.

Dall'altra c'è un sindaco, Beppe Sala, che da mesi chiede al governo più uomini per la sicurezza della sua città e che si ritrova spesso con i suoi desiderata lasciati nel cassetto delle cose non fatte in nome di una retorica che qualcuno pensa possa risolvere da sola il problema.

E poi c'è il fatto reale, di cui quasi più nessuno parla dalle parti di Roma con il solito trucco di fare sparire qualcosa non accennandone: la criminalità organizzata è in ottima salute (a Milano come al sud dove si spara fuori dalle scuole) e pare che la questione sia continuamente minimizzata scivolando nelle priorità del governo.

Che ne dice il ministro Salvini, magari con la sua consueta felpa della Polizia, di inviare (e assumere) in fretta gli uomini che servono per combattere la fiorente industria criminale (italianissima nei suoi quadri dirigenti) che continua placidamente a imperversare nelle nostre città? Davvero crede che anche per i suoi elettori possa funzionare ancora a lungo il terrore di qualche donna incinta straniera imbarcata su un gommone con il suo bambino rispetto agli italianissimi criminali che si mangiano l'economia italiana e che controllano intere zone dove non ci sono strumenti e uomini per cercare di contrastarla?

Non pensa, il nostro caro ministro, che piuttosto che un bagnetto sotto i riflettori in una villa confiscata forse valga la pena pensare che la sicurezza non sia un valore solo da sventolare ma soprattutto un progetto a lungo termine da costruire con analisi, soluzioni a lungo termine, soldi, una chiara progettazione di un'azione ad ampio raggio come dovrebbe fare davvero un ministro che ha la responsabilità della sicurezza nazionale?

Ministro Salvini, che ci dice di Milano?