Operazione Condor 2
in foto: Operazione Condor 2

Le truffe agli anziani fruttavano tanto, tantissimo. Più di quanto si possa immaginare. L’indagine “Condor” e “Condor 2” dimostrano chiaramente perché i clan di camorra si sono interessati a questo business. Nella seconda ordinanza, eseguita stamattina dalla squadra Antitruffe del Nucleo investigativo di Milano, si legge che in un solo giorno il gruppo ha portato a casa un bottino di quasi 200mila euro. In tutti e due gli episodi c’era sempre lo stesso “operativo”, l’uomo che materialmente si presentava a casa della vittima fingendo di essere un dipendente statale o il collaboratore di uno studio legale. L’uomo dei soldi era il 23enne Michele Diana, il figlio del 47enne Ciro Diana, considerato “capo e promotore dell’organizzazione” oltre che “reclutatore” di altri membri della banda.

Il giorno “speciale” della banda è il 24 novembre 2016. La prima a cadere nella trappola del telefonista è una donna 82 anni che vive in zona Corvetto, a Milano. Il truffatore si spaccia come al solito per l’avvocato Molinari e le spiega che suo figlio è trattenuto in questura in stato di fermo perché ha provocato un incidente. La donna è terrorizzata ma viene subito rassicurata: “Suo figlio può evitare il carcere pagando una cauzione di 15mila euro che dovrà essere consegnata a un nostro incaricato che si presenterà a breve a casa sua”. La donna, per non sbagliare, raccoglie tutti i contanti che ha in casa: 50mila euro. Pochi minuti dopo Diana è alla sua porta, prende il malloppo, ringrazia e se ne va.

Ma alla banda non basta. Nel pomeriggio agganciano un’altra vittima nella stessa zona, ancora una donna ma in questo caso di 87 anni. Lo schema è identico con piccole modifiche: stavolta l’avvocato si chiama Valentini e nell’incidente il parente ha investito un bambino. Ciò che resta immutata è la necessità di versare quanto prima i soldi. L’anziana si fida, prende tutti i monili di una vita e li mette in un sacchetto. Alla fine porgerà nelle mani di Diana un chilo e 800 grammi di oro. Una fortuna. Quando alle 5 di stamattina i carabinieri guidati da Federico Smerieri si sono presentati a casa di Diana ha aperto sua madre, pensava che dovessero solo controllare l’obbligo di dimora nell’appartamento di Melegnano. Ma era già uscito, in anticipo rispetto al permesso concesso dal tribunale per andare a lavorare in una ditta di logistica di Tavazzano (Milano). I militari lo hanno cercato per dieci minuti tra gli enormi capannoni refrigerati. Non si stava nascondendo, stava spostando un muletto. Non si aspettava di essere arrestato un’altra volta. La risposta alla sua incredulità gliel’ha data uno dei carabinieri che da due anni indaga su di lui: “Miché, avete fatto troppe truffe”.