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Cinque persone, tutti cittadini italiani, sono state arrestate questa mattina dai carabinieri del comando provinciale di Milano con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe aggravate nei confronti di anziani. Ventitré gli episodi contestati: 18 truffe sarebbero state consumate o tentate a Milano, centro delle attività degli indagati, mentre altre cinque a Torino. In totale, il controvalore dei raggiri contestati agli indagati si aggira sui 260mila euro circa.

L'operazione odierna, avviata nel maggio 2017 e coordinata dalla procura di Milano, è stata denominata "Condor 2" ed è il seguito dell'operazione Condor che, lo scorso 8 novembre, ha portato all'esecuzione di 51 misure cautelari emesse dal giudice per le indagini preliminari di Napoli su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia. In quell'operazione, la più grande mai eseguita in Italia per truffa, era emerso come la camorra e in particolare il clan Contini avesse allungato le proprie mani sul "business" dei raggiri ai danni di persone anziane. Il gruppo criminale disarticolato oggi dai carabinieri di Milano – in collaborazione con i colleghi di Parma e Salerno, dove sono stati effettuati alcuni degli arresti – era strettamente collegato, anche per legami di parentela, ai vertici della macro associazione al centro dell'operazione Condor. Questo gruppo criminale, infatti, spesso portava i monili in oro sottratti a Napoli, dove poi li cedeva sfruttando i consolidati circuiti criminali evidenziati dalle forze dell'ordine nella precedente indagine.

Come funzionava il sodalizio criminale

All'interno del gruppo criminale vigeva una rigida suddivisione dei ruoli. Il capo dell’organizzazione reclutava i telefonisti, li istruiva sulle modalità delle truffe e poi, una volta recuperato il provento dei raggiri, lo portava a Napoli per rivenderlo. Due degli arrestati erano i telefonisti: contattavano le vittime fingendosi un avvocato o un  appartenente alle forze dell’ordine e recitavano la loro parte. Dicevano ai malcapitati che un loro parente stretto si trovava in stato di fermo perché coinvolto in sinistro stradale e spiegavano che per farlo tornare libero serviva un pagamento in contanti o la consegna di gioielli. A ritirare le somme o i preziosi andavano due cosiddetti "operativi". Infine, nel sodalizio c'era anche un tesoriere (indagato a piede libero solo per associazione per delinquere), che custodiva i profitti delle truffe presso la propria abitazione e qualche volta la metteva a disposizione del telefonista di turno.