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Primarie del Pd 2019
4 Marzo 2019
13:28

Milano: ‘Ho votato 11 volte alle primarie del Pd’

Domenica 3 marzo in tutta Italia si sono svolte le primarie del Pd. L’affluenza è stata superiore alle stime, con oltre un milione e mezzo di votanti. C’è stato però anche qualche problema nei controlli. A Milano infatti una collaboratrice di Fanpage.it si è recata a votare ben 11 volte in seggi diversi, semplicemente comunicando a voce ogni volta indirizzi di residenza diversi.
A cura di Francesco Loiacono
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Primarie del Pd 2019

Domenica 3 marzo in tutta Italia si sono svolte le primarie del Partito democratico. Il voto era aperto non solo a chi aveva la tessera del Pd, ma a tutti i cittadini: anche ragazzi tra i 16 e i 18 anni, italiani residenti all'estero e stranieri residenti in Italia e studenti fuorisede. Per votare le regole erano poche ma chiare: era necessario semplicemente portare con sé ai seggi di riferimento rispetto al proprio indirizzo di residenza un documento d'identità, la tessera elettorale e due euro come contributo per il voto. L'affluenza, in confronto con quelle che erano state le stime del Pd (un milione di votanti), si è rivelata essere oltre le aspettative con oltre un milione e mezzo di votanti. Alla fine il candidato Nicola Zingaretti ha trionfato sugli sfidanti Maurizio Martina e Roberto Giachetti, divenendo il nuovo segretario del Partito democratico.

Ecco come si può votare più volte alle primarie

Da più parti si è sottolineato come l'elemento più importante delle primarie Pd sia stato la grande partecipazione dei cittadini. Non sono però mancati i problemi: come documentato da Fanpage.it, infatti, a Milano il rispetto delle regole per esprimere il proprio voto ai seggi non è stato così rigoroso. Una collaboratrice della nostra testata si è recata a votare ben 11 volte nel giro di due ore in diversi seggi cittadini, contravvenendo alla regola base che vieta di votare più di una volta. Secondo il regolamento delle primarie, infatti, per votare bisognerebbe recarsi nel seggio corrispondente al proprio indirizzo di residenza. Ma la realtà mostra come sia bastato dire ai rappresentanti del seggio di non avere con sé la tessera elettorale e comunicare a voce un indirizzo limitrofo a quello del seggio in cui la collaboratrice si è recata, per essere ammessa a esprimere la propria preferenza pur non risultando nell'elenco. In questa maniera, nel giro di un paio di volte, la collaboratrice ha potuto esprimere 11 voti: ovviamente, per non inficiare la votazione, ha sempre lasciato scheda bianca.

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