Niente carcere per Fabrizio Corona.  Il Tribunale di sorveglianza di Milano non ha accolto la richiesta, l'ennesima, da parte della procura generale di revocare l'affidamento terapeutico all'ex re dei paparazzi per presunte violazioni alle norme della misura, incluse anche le ospitate rissose in tv. Questa mattina la decisione del tribunale è stata notificata a uno dei legali di Corona, l'avvocato Antonella Calcaterra. Il 44enne catanese ha subito esultato sui social. Sul suo profilo Instagram è apparsa una foto (brandizzata col nome del suo marchio di vestiti) con una sola parola: "Giustizia". "Quando si è nel giusto, e quando si è convinti di aver fatto le cose fatte bene, col cuore e con la testa col cervello e soprattutto puntando sulle cose più importanti si è tranquilli, perché si sa che si è nella parte del giusto. Oggi mi è stato dato ciò che è giusto", ha poi detto Corona in una serie di stories su Instagram in cui ha ringraziato tutti coloro che lo stanno accompagnando nel suo percorso fuori dal carcere.

I giudici hanno lodato il percorso di Corona

I giudici non solo hanno confermato il regime di affidamento terapeutico per Corona (che si deve disintossicare dalla cocaina), ma ne hanno anche lodato il percorso che sta compiendo sia sul fronte della dipendenza sia su quelli personale e famigliare. Di recente infatti l'ex re dei paparazzi e la sua ex moglie, Nina Moric, avevano trovato un accordo per l'affido condiviso del loro figlio, Carlos. I progressi sono stati notati dai giudici e hanno portato al respingimento della richiesta avanzata quattro giorni fa dalla procura generale. Secondo l'avvocato generale Nunzia Gatto, Corona aveva violato in più circostanze le regole dell’affidamento terapeutico in prova e dunque doveva tornare in carcere a scontare la restante parte di pena (che scade a giugno 2020). Tra le contestazioni della procura c'erano anche le "ospitate rissose" nei programmi televisivi a cui Corona ha partecipato, in particolare la lite con Ilary Blasi al "Grande fratello vip": una lite che però secondo i legali di Corona faceva parte di un copione prestabilito sulla base di un contratto retribuito.