Le parole del sindaco di Milano Beppe Sala sulla possibile introduzione del divieto di fumare le sigarette all'aperto entro il 2030 hanno scatenato un vivace dibattito e acceso molte polemiche. Il sindaco ha probabilmente sbagliato nell'associare l'eventualità di proibire il fumo di sigaretta per strada o alle fermate del bus con la questione, di strettissima attualità, dell'inquinamento dell'aria. Non perché non vi siano evidenze scientifiche sull'apporto delle sigarette all'emissione di polveri sottili (che invece ci sono), ma perché doveva sottolineare di più l'impatto di un provvedimento di tale natura sulla salute pubblica.

Che smog e salute siano collegati l'uno all'altra è risaputo. Ma sottolineando solo il primo punto, i "benaltristi dell'inquinamento" hanno avuto gioco facile nell'evidenziare come, prima delle sigarette, sia forse necessario e più produttivo intervenire su altri aspetti per ridurre lo smog: sostituire e rendere più efficienti e green le caldaie e gli impianti di riscaldamento, intervenire sugli allevamenti intensivi, migliorare il servizio di trasporto pubblico rendendolo davvero un'alternativa alla mobilità privata. L'elenco di azioni per ridurre l'inquinamento è lungo: ed è in quell'elenco che Sala, a ben leggere le sue parole, ha inserito anche il tema del fumo delle sigarette.

Ma non fumare all'aria aperta e, soprattutto, alle fermate dell'autobus o del tram, fa bene innanzitutto alla salute: dei fumatori, in primis, e di chi è costretto a subire e respirare il fumo altrui. E se i primi rivendicano la libertà di fumare dove e quando vogliono, non si capisce perché la loro libertà (che è una libertà nociva) dovrebbe limitare quella di chi vuole godere dello stesso spicchio di parco, della stessa panchina o vuole aspettare il bus alla loro stessa fermata. Su una cosa chi però invoca il proibizionismo ha ragione: e cioè sul fatto che fare una legge ad hoc, in un Paese che produce continuamente una miriade di leggi anziché far rispettare quelle che ci sono, può sembrare eccessivo e potrebbe essere anche controproducente. La risposta a questa obiezione è che se il senso civico fosse così diffuso e le persone fossero educate, la legge non servirebbe. Ma di fronte alla penuria di questi valori, come dimostra la quotidiana esperienza di un non fumatore in giro per la città, forse è proprio una legge ciò che serve. Non (solo) per lo smog, ma per migliorare la salute di tutti e l'educazione di qualcuno.