A Milano c’è gente che sta aumentando gli affitti “in prospettiva di una patrimoniale”. Il capoluogo lombardo è la città italiana con la più alta percentuale di contratti a canone libero (77,3%) ed è la seconda per i canoni più alti d'Europa. Un libero mercato folle, che non conosce limiti nemmeno con il Coronavirus, grazie anche a capolavori di ingegneria burocratica come il contratto transitorio: nato per attrarre studenti e lavoratori da fuori la Lombardia, è per sua natura stessa, appunto, transitorio, il che significa zero spese per l’affittuario e zero possibilità per l’inquilino di sentirsi davvero a casa, al punto che non può nemmeno trasferirci la propria residenza durante la locazione.

Prima della pandemia, secondo l’International Rent Index di Housing Anywhere, piattaforma internazionale di alloggi per studenti e giovani professionisti, in Italia, nell’ultimo trimestre 2019, il costo di un monolocale in affitto a Milano era aumentato del 9,8%, le stanze singole del 6,5% e i bilocali del 4,1%. Ciò significa che prima del Covid-19 si spendevano oltre 900 euro per un monolocale, più di 630 euro per una stanza singola, e quasi 200 euro al mese per un bilocale. E con la pandemia? anziché abbassarsi, i prezzi degli aumentano.

Nella foto, annuncio di appartamento in affitto a Milano, Facebook

Quando in piena pandemia la proprietaria della casa mi ha chiamato per comunicarmi il rincaro di 150 euro al mese non ci potevo credere” racconta a Fanpage.it Antonio: trentacinquenne, ricercatore, originario di Roma, dove ha una casa di proprietà che dà in affitto, lavora nel settore dell'innovazione, convive con la compagna, insomma, uno serio, “con le garanzie”, ciò nonostante per spendere 1200 euro al mese (utenze escluse) e stare 18 mesi in un bilocale di 50 metri con angolo cottura in una zona che fino a qualche anno era un ex scalo ferroviario qualunque, ha dovuto mostrare le buste paga e l’Iban dei genitori. Come da accordi, scaduti i 18 mesi a settembre 2020, per rimanere in quella casa, il contratto sarebbe passato alla fidanzata. Terminati gli ulteriori 18 mesi, la coppia avrebbe poi dovuto trovare un terzo intestatario fittizio, sempre con residenza fuori dalla Lombardia, e così via. “La proprietaria – prosegue Antonio – ha addotto varie motivazioni all'aumento del canone a 1350 euro: prima improbabili obblighi comunali di adeguamento, poi i costi della patrimoniale che verrà”. Ma dove ha letto che la patrimoniale si farà? Non importa, le basta il rischio che si faccia in futuro. in ogni caso prevede spese che la ‘costringono a chiedere a scadenza contrattuale un aumento del canone’. Ce ne andremo, anche perché il tempo che ci ha dato a per decidere era di 5 giorni, indecente”. E la storia di Antonio non è nemmeno delle peggiori.

Polli da batteria

Polli in batteria destinati a false partite Iva con stipendi da fame che per metà vanno nelle tasche di proprietari-impresari di anguste mansarde e appartamenti di classe energetica G. “È noto come il mercato immobiliare della locazione temporanea a Milano sia mosso soprattutto da under 35, studenti, borsisti, tirocinanti, stagisti, neo assunti, fuori sede nella quasi totalità dei casi, monoreddito e con reddito minimo”, spiega Alice Paravati. Ciononostante, “l’indubbia forza attrattiva di Milano, spinge ad un costante aumento del costo dei canoni, del tutto inadeguato alla domanda e alla reale potenza economica degli affittuari. Questa anomala concorrenza al rialzo, tra pretese di canoni troppo alti e ambizioni disattese alla vendita, lascia sul territorio milanese circa 70mila alloggi sfitti (dati 2017)”. Alice ha da poco lanciato la petizione “TOOMUCH: FERMIAMO IL CARO AFFITTI A MILANO” indirizzandola al Sindaco Giuseppe Sala e all’Assessore alla casa e ai lavori pubblici Gabriele Rabaiotti.

Una questione abitativa spinosa che il Sindaco Sala pensa di risolvere con formule di social housing dove i requisiti trascendono il buon senso e il tetto massimo reddituale arriva fino a 94mila euro, per la precisione “73mila euro, incrementabili del 25%, abbattibili per ogni figlio a carico”. Come se le difficoltà di accesso alla casa potessero mai riguardare chi sfiora i 100mila euro all’anno. “Mena no el turun”, dicono i milanesi.

E mentre la città si svuota, le università sono chiuse e gli uffici in smart working, sui social continuano a circolare i soliti annunci, stanze a uso singolo a 800 euro, posti letto a 550 euro, offerte imperdibili destinate solo alle studentesse:

Incubo sfratti

Possibile che con la pandemia non cambi nulla? Ma certo, qualcosa cambierà, dopo una breve contrazione dei prezzi, gli affitti si rialzeranno. È questo il modello previsivo 2020 – 2025 presentato da Stefano Stanghellini (ordinario in estimo all’università Iuav di Venezia) e l'esperto Mario Breglia nel corso di una recente web conference organizzata dell'istituto di ricerca indipendente Scenari Immobiliari. Osservando il modello si nota una discesa nel breve periodo seguito da una fase ascendente nel medio periodo. Nello specifico, si prevede che a Milano gli affitti delle case non subiranno nessun aumento nel 2020, mentre nel 2021 si potrebbe verificare una leggera contrazione fino a -2%, per poi risalire dell'1,5%.

Di altro avviso la società statunitense S&P Global, la bibbia degli investitori nel mattone, che nel report di marzo ha previsto che i prezzo delle case in Italia potrebbero subire un’ulteriore accelerata al rialzo, pari allo 0,5%, contro lo 0,1% dello scorso anno, con Milano ben salda tra i primi posti, che in tal caso rafforzerebbe il proprio trend in crescita. “Il caro affitti mi preoccupa – ha detto il 12 giugno Beppe Sala durante il consueto video messaggio via Facebook del mattino – forse è un bene che i prezzi diminuiscano”. L'alternativa? Come sempre, lo sfratto. Nel 2019 il capoluogo lombardo ha registrato +594% degli sfratti, nel 2020, con una pandemia i cui effetti economici ancora non sono scoppiati, le cose potrebbero precipitare. Forse, ma proprio forse, è il caso che il Comune si applichi di più. Anche perché, “mena no el turun” oggi, “mena no el turun” domani, il rischio, anzi, l'auspicio, è che i polli da batteria si ribellino o vadano a vivere altrove.