Il 21 marzo del 1931 nasceva a Milano Alda Merini, la "poetessa dei Navigli": "Sono nata il 21 a primavera", recita una delle sue poesie più note. La poetessa quest'anno avrebbe compiuto 85 anni: la ricorrenza è stata celebrata perfino da Google con uno dei suo ormai noti "doodle", le immagini che figurano nella pagina iniziale del motore di ricerca su internet. Per una curiosa coincidenza, il 21 marzo di ogni anno dal 2000 si celebra anche in tutto il mondo la Giornata della Poesia.

Il rapporto tra Alda Merini e Milano è sempre stato strettissimo, anche se ambivalente: non mancano le opere nelle quali la poetessa critica anche ferocemente la sua città, accusata di star perdendo l'anima. L'esistenza della Merini è stata fortemente segnata dall'internamento all'ospedale psichiatrico "Paolo Pini" a causa di un grave disturbo bipolare. Un episodio che le ha affibbiato l'etichetta di "poetessa della follia" da lei sempre respinta. Proprio l'esperienza del manicomio sarà raccontata in alcune delle sue poesie più belle, contenute nella raccolta "La Terra Santa" pubblicata nel 1984, con la quale nel 1993 vince il premio Librex Montale. Alda Merini muore il primo novembre 2009 per le conseguenze di un tumore: dal marzo 2010 una targa commemorativa apposta vicino alla sua casa sui Navigli ricorda la memoria e l'opera di una tra le più grandi poetesse italiane contemporanee.

Cinque poesie di Alda Merini

1. La terra santa

Ho conosciuto Gerico,

ho avuto anch'io la mia Palestina,

le mura del manicomio

erano le mura di Gerico

e una pozza di acqua infettata

ci ha battezzati tutti.

(…) E, dopo, quando amavamo,

ci facevano gli elettrochoc

perchè, dicevano, un pazzo

non può amare nessuno.

2. Sono nata il 21 a primavera

Sono nata il ventuno a primavera

ma non sapevo che nascere folle,

aprire le zolle

potesse scatenar tempesta.

Così Proserpina lieve

vede piovere sulle erbe,

sui grossi frumenti gentili

e piange sempre la sera.

Forse è la sua preghiera.

3. Non voglio dimenticarti amore

Non voglio dimenticarti, amore,

né accendere altre poesie: 

ecco, lucciola arguta, dal risguardo dolce, 

la poesia ti domanda 

e bastava una inutile carezza 

a capovolgere il mondo. 

La strega segreta che ci ha guardato 

ha carpito la nudità del terrore, 

quella che prende tutti gli amanti 

raccolti dentro un'ascia di ricordi.

4. I poeti lavorano di notte

I poeti lavorano di notte

quando il tempo non urge su di loro,         

quando tace il rumore della folla

e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio

come falchi notturni od usignoli

dal dolcissimo canto

e temono di offendere Iddio.

Ma i poeti, nel loro silenzio

fanno ben più rumore

di una dorata cupola di stelle.

5. Follia, mia grande giovane nemica

Follia, mia grande giovane nemica,

un tempo ti portavo come un velo

sopra i miei occhi e mi scoprivo appena.

Mi vide in lontananza il tuo bersaglio

e hai pensato che fossi la tua musa;

quando mi venne quel calar di denti

che ancora mi addolora tra le spoglie,

comprasti quella mela del futuro

per darmi il frutto della tua fragranza.