Nuovi guai in vista per Riccardo Bossi, figlio primogenito del "Senatur" Umberto. Il titolare dell'Antica Osteria Cavallini di Milano l'ha denunciato perché non avrebbe pagato il conto dopo un pranzo sontuoso consumato all'interno del suo ristorante. I fatti, riportati dal "Corriere della sera", risalgono alla Vigilia dello scorso Natale. Secondo il racconto del ristoratore Bossi si è recato al suo ristorante, che si trova in via Mauro Macchi, tra Centrale e Repubblica, e assieme a una donna avrebbe consumato un pasto accompagnato da una bottiglia di vino e da una di champagne. Solo i vini avevano un costo di 130 euro, mentre in totale il pasto è costato 240 euro.

Bossi ha detto che avrebbe pagato con un bonifico

Al momento di pagare il conto, però, Riccardo Bossi avrebbe detto di non avere il portafoglio e assicurato al contempo che avrebbe pagato tramite bonifico, sottolineando a garanzia della promessa proprio il suo cognome famoso. Essendo a quanto pare un cliente abituale del locale, il titolare lo ha lasciato andare via confidando nel fatto che avrebbe saldato il debito. Pochi giorni dopo in effetti Bossi ha inviato via mail la ricevuta di un bonifico, ma nei giorni successivi il ristoratore si è accorto che sul proprio conto non era avvenuto alcun accredito della somma corrispondente. Contattato via telefono, Riccardo Bossi ha prima insistito sul fatto di aver effettuato correttamente il bonifico, poi ha assicurato che sarebbe passato di persona a pagare il dovuto. Il figlio del Senatur non si è però più presentato al ristorante e il titolare dell'Antica osteria Cavallini lo ha così querelato per truffa.

I precedenti: conti e gioielli mai pagati

Non si sa come si concluderà quest'ultima vicenda che vede coinvolto Riccardo Bossi. Di certo già in passato il figlio del fondatore della Lega Nord si era reso protagonista di episodi simili: a settembre era stato denunciato dal titolare di un altro ristorante, questa volta a Firenze, per essersene andato senza pagare il conto. E per dei gioielli mai pagati, un episodio del 2014, era stato condannato per truffa aggravata dal tribunale di Busto Arsizio. Un'altra condanna era poi arrivata nel 2017, anche in quella circostanza con l'accusa di aver usufruito di servizi – lavori in casa e sulla sua auto – che poi non aveva mai pagato.