Solo pochi giorni fa Filippo Penati, l'ex presidente della Provincia di Milano morto oggi a 66 anni dopo una lunga malattia, aveva rilasciato un'intervista all'Adnkronos nella quale aveva parlato delle sue vicende giudiziarie e anche della sua battaglia più importante, quella contro il cancro. L'ex dirigente prima del Pci e poi del Pd aveva con la giustizia, ma quella contabile, ancora una vicenda in sospeso: a luglio infatti, in appello, la Corte dei conti lo aveva condannato a risarcire circa 20 milioni di euro per un presunto danno erariale relativo all'acquisto di alcune azioni della Milano-Serravalle da parte della Provincia di Milano, durante il periodo in cui Penati la presiedeva. La condanna della Corte dei conti era arrivata in appello dopo l'assoluzione in primo grado e dopo che, in sede penale, le accuse per la stessa vicenda (che risale al 2005) erano state archiviate. Una sentenza "assurda", aveva spiegato Penati all'agenzia Adnkronos: "I tempi della giustizia sono ancora uno dei più gravi problemi italiani", aveva poi aggiunto l'ex sindaco di Sesto San Giovanni, sottolineando però di avere "sempre fiducia nella giustizia", ma al tempo stesso citando la vecchia battuta di Giulio Andreotti che diceva che "bisogna avere vita lunga per affrontare un processo in Italia".

Penati non è purtroppo sopravvissuto per vedere la fine delle sue vicende giudiziarie, le cui lungaggini sono state secondo lui "tra le cause scatenanti" del tumore che lo ha colpito mesi fa. L'ex presidente della Provincia nell'intervista rilasciata pochi giorni fa si era detto ottimista sulle cure. Alla giornalista che lo aveva intervistato aveva poi parlato della grande amarezza per come il suo ex partito lo aveva trattato durante l'inchiesta sul Sistema Sesto, il presunto intreccio tra politica e affari con al centro le aree dismesse Falck e Marelli da cui Penati era stato assolto: "Sulla base di un semplice avviso di garanzia, senza sentire il dovere di ascoltarmi, in violazioni dello statuto e delle più elementari norme costituzionali sulla presunzione di innocenza, sono stato espulso da un giorno all’altro dal partito a cui avevo dedicato tanta parte della mia vita", aveva affermato Penati, che tra le note liete della sua lunga esperienza politica aveva invece citato quella come sindaco di Sesto San Giovanni, carica ricoperta dal 1994 al 2002: "Sono stati anni esaltanti ricchi di soddisfazioni". Nessun rimpianto sulla sua lunga militanza politica, iniziata da giovane nelle file del Pci e poi proseguita nel Pds, Ds e Pd: "Sono felice di aver dedicato tanta parte della mia vita alla politica. Termine che oggi ha spesso un valore dispregiativo, ma per me e per la mia generazione aveva un alto valore civile e morale. Significava occuparsi degli altri a partire dai più deboli".