Un danno erariale per circa 60 milioni di euro. È quello che rischiano di dover pagare l'ex governatore lombardo Roberto Formigoni e gli altri imputati nel processo sui finanziamenti illeciti di Regione Lombardia alla Fondazione Maugeri di Pavia. La richiesta di condanna al risarcimento è arrivata dalla procura lombarda della Corte dei Conti in rifermento ai fondi erogati fino al 2011. Una vicenda che ha già portato alla condanna definitiva per corruzione a 5 anni e 10 mesi per Formigoni, che dal 22 febbraio si trova in carcere a Bollate. Dopo la condanna in terzo grado l'ex presidente lombardo ha subito il sequestro di beni per 5 milioni di euro da parte della procura della Corte dei Conti. Se fosse condannato a risarcire lo Stato, la somma potrebbe essere pignorata.

I 60 milioni di fondi erogati alla Fondazione Maugeri come funzioni non tariffabili

Gli imputati sono, oltre all'ex governatore e alla Fondazione Maugeri, l'ex patron della struttura sanitaria Umberto Maugeri, l'ex direttore finanziario Costantino Passerino, e i presunti "collettori" delle tangenti, anche sotto forma di spese per vacanze e disponibilità di yacht, Pierangelo Daccò e l'ex assessore lombardo Antonio Simone. I 60 milioni di euro di finanziamenti pubblici che vengono contestati a Formigoni e agli altri imputati erano stati erogati da Palazzo Lombardia a titolo di "funzioni non tariffabili". Si tratta di fondi che la Regione assegna alle strutture sanitarie e ospedali per finanziare la ricerca, la didattica universitaria e altre prestazioni di emergenza. Un sistema recentemente riordinato dalla giunta governatore Attilio Fontana.

L'ex governatore in carcere per effetto della Spazza corrotti

Roberto Formigoni deve rimanere in cella, nonostante abbia compiuto 72 anni, in base alla normativa stabilita dalla legge Spazza corrotti. I suoi legali, Luigi Stortoni e Mario Brusa, hanno chiesto la scarcerazione sostenendo che le norme che inaspriscono le condizioni detentive per i condannati per corruzione non sarebbero applicabili retroattivamente e chiamando in causa su questo punto anche un possibile rilievo di incostituzionalità della nuova norma.