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Letizia Moratti condannata per le “consulenze d’oro”: niente da dire sull’Ambrogino?

Letizia Moratti è stata condannata a risarcire 591mila euro per le cosiddette “consulenze d’oro”. Una storia risaputa, già usata da Pisapia quando era candidato sindaco. Eppure la realpolitik che tiene insieme destra e sinistra ha spinto (quasi) tutti a premiarla con la più alta onorificenza milanese. Ora non hanno niente da dire?
A cura di Giulio Cavalli
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La storia delle consulenze d'oro di Letizia Moratti era sotto gli occhi di tutti. Giuliano Pisapia ne parlò largamente durante la sua campagna elettorale che poi lo incoronò sindaco di Milano, i giornali ne scrissero, i detrattori sventolarono l'uso privatistico del proprio ruolo e l'indegna distribuzione di prebende e anche gli alleati (Lega Nord in testa) furono molto critici. Ora la polemica politica trova conferma nella sentenza che obbliga Letizia Moratti a pagare 591.000 euro per il danno erariale che il Comune di Milano avrebbe subito a causa delle (troppe e troppo pagate) consulenze dal 2006 al 2011. Anche le motivazioni della condanna lasciano pochi spazi ai dubbi: la Moratti avrebbe preso scelte improntate "ad assoluto disinteresse dell'interesse pubblico alla legalità e alla economicità dell'espletamento della funzione di indirizzo politico-amministrativo spettante all'organo di vertice comunale".

La condanna politica (che ha anticipato poi i temi della condanna giudiziaria) forse avrebbe dovuto suggerire una certa cautela nella nuova amministrazione comunale (il sindaco Giuseppe Sala, del resto, era direttore generale proprio durante la Giunta Moratti) nell'assegnazione alla Moratti dell'Ambrogino d'oro, la benemerenza che premia i cittadini milanesi che si sono distinti nei diversi campi. Attenzione: vi diranno, lorsignori consiglieri comunali, che la scelta della benemerenza spetta all'Ufficio di Presidenza per scaricare le proprie responsabilità, con il coraggio di chi burocratizza le giustificazioni. A sentire loro la responsabilità sarebbe tutta quindi di Beatrice Uguccioni (Pd), Elena Buscemi (del gruppo Partito Democratico Beppe Sala Sindaco), Luigi Pagliuca (Gruppo consiliare Per Parisi Forza Italia Berlusconi) e Laura Molteni (per il Gruppo consiliare Lega Nord Lega Lombarda Salvini). Poi ci sarebbe il sindaco, Beppe Sala, che secondo il regolamento delle benemerenze avrebbe avuto anche diritto di veto e che ovviamente non l'ha esercitato (del resto è stato sempre più che morbido con l'ex sindaca).

Eppure tra i consiglieri comunali anche i gruppi non rappresentati nell'Ufficio di Presidenza sono sembrati ben contenti del premio: Anita Pirovano (coordinatrice milanese di SEL e eletta nella lista SinistraxMilano) il 15 novembre scorso dichiarò di "credere ancora nella politica che considera la pluralità un valore. Per questo non ho espresso contrarietà sul premiare Letizia Moratti, pur bocciandola da sindaco". È la realpolitik di una stagione in cui centrosinistra e centrodestra si assomigliano moltissimo (e spesso governano insieme) agitando la "responsabilità" come argine al populismo, neosinonimo della paura di perdere.

Così sarebbe stato curioso sapere cosa ne pensano oggi, a condanna pronunciata, di una benemerenza che, data alla Moratti, è stata tolta a qualcuno che forse avrebbe potuto meritarla senza avere provocato un milione di euro di danni alle casse pubbliche. Forse sarebbe bello sentire un "scusate, non era il caso", "oggi forse non lo rifaremmo" o anche solo un finto "io non ero convinto." Si registra la presa di posizione di Basilio Rizzo (Milano in Comune). E poi silenzio. Perché costa prendere posizione, evidentemente.

(p.s.: vi diranno che il premio era motivato dall'impegno sociale della Moratti con la Comunità di San Patrignano. E anche su San Patrignano ci sarebbe da scriverne parecchio)

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Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Collaboro dal 2013 con Fanpage.it, curando le rubriche "Le uova nel paniere" e "L'eroe del giorno" e realizzando il format video "RadioMafiopoli". Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.
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