L’autobus bruciato sulla Paullese (Foto: Vigili del fuoco)
in foto: L’autobus bruciato sulla Paullese (Foto: Vigili del fuoco)

"Non voleva far male a nessuno", ma voleva solo fare "un gesto eclatante". Ousseynou Sy, il 47enne che ieri mattina ha dirottato e poi dato fuoco a un bus pieno di studenti di una scuola media di Crema a San Donato Milanese, secondo il suo avvocato Davide Lacchini non aveva intenzione di fare una strage, come invece ipotizza la procura di Milano. L'interrogatorio che si è tenuto nel tardo pomeriggio di ieri in procura, davanti ai pubblici ministeri Luca Poniz e ad Alberto Nobili (a capo del pool anti terrorismo), ha restituito dunque anche un'altra lettura dei gravissimi fatti che si sono verificati ieri mattina sulla strada provinciale Paullese. Sono stati quaranta minuti di terrore per 51 bambini e tre loro accompagnatori adulti, legati in un bus dall'autista (di nazionalità italiana e origini senegalesi, con alcuni precedenti alle spalle) e poi salvati dai carabinieri dopo che alcuni di loro sono riusciti a dare l'allarme: gli ultimi ragazzi sono stati fatti uscire dal bus mentre il conducente aveva appiccato il fuoco al mezzo, precedentemente cosparso di benzina (qui la ricostruzione della giornata).

Le testimonianze dei ragazzini raccontano di terribili minacce

Le testimonianze dei ragazzini raccontano di terribili minacce fatte dall'autista nei loro confronti: "Di qui non esce vivo nessuno", e ancora "Dovete soffrire come le mie figlie morte in mare". E tanti altri elementi non depongono in favore del semplice gesto dimostrativo: la premeditazione, ammessa dall'uomo (che ha agito da solo), il fatto che avesse preparato un video da inviare in Senegal in cui diceva di voler punire l'Europa per le sue politiche migratorie, che avesse già cosparso l'autobus di benzina e che abbia legato i bambini. Ousseynou Sy avrebbe detto che se non fossero intervenuti i carabinieri – il cui intervento eroico ha consentito di salvare i bambini – "nessuno si sarebbe fatto male". La sua intenzione era quella di raggiungere l'aeroporto di Linate per fuggire in aereo: "Non voleva far male a nessuno, il suo è stato un gesto sconsiderato che è sfuggito di mano, voleva fare un gesto eclatante per richiamare l'attenzione su quello che sta succedendo sulle politiche migratorie", ha detto il legale del 47enne, secondo cui l'episodio che avrebbe scatenato il gesto dell'autista Sy sarebbe il recente stop alla barca di una Ong italiana di entrare a Lampedusa dopo aver salvato dei migranti in zona libica: "Sente il problema sulla sua pelle, per lui sono fratelli": una frase che potrebbe giustificare quanto riferito dall'uomo ai bimbi rispetto ai morti in mare. L'avvocato Lacchini ha poi affermato che Sy non ha mai sofferto di disagi psichici e ha parlato anche dei precedenti dell'uomo (guida in stato di ebbrezzo e una condanna con pena sospesa per violenza sessuale), definendoli di "minimo conto".