Erano le donne a concepire, amministrare e reggere la presunta organizzazione a delinquere che si è servita di onlus fittizie usate come scatole cinesi per incassare milioni di euro a discapito dei migranti. Sette degli undici indagati sono donne, una statistica insolita quella che emerge dalle carte dell’inchiesta “Fake onlus” della procura di Milano, partita da una segnalazione della Banca d’Italia arrivata il 18 giugno 2018 e approfondita dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Lodi della Guardia di Finanza. Nell’informativa si faceva riferimento a «un’operazione sospetta» relativa alle «operazioni in uscita rilevate sul conto corrente della cooperativa “Area Solidale Onlus”» (un consorzio tra società cooperative impegnate nell’accoglimento di migranti e rifugiati a cui è andato 1.133.037,37 euro tra il 2014 e il 2016, ndr) le cui consorziate sono “Gli Amici di Madre Teresa Giuliani Società Cooperativa Sociale”(hanno ricevuto 1.531.692,20 euro tra il 2015-2018), “Homo Faber Cooperativa Sociale Onlus”, “Milano Solidale Società Cooperativa Sociale” (che ha incassato 4.832.526,69 euro tra il 2015 e il 2018), “Il Faro Cooperativa Sociale Onlus” e l’associazione “Sei per Secu”. Il rappresentante legale di quest’ultima era Cristinziano Grazzani (ha avuto l’obbligo di dimora), arrestato in passato dai carabinieri del Nas di Milano per associazione a delinquere finalizzata al peculato perché, da presidente della stessa onlus, «si è appropriato delle donazioni gratuite di alimenti destinati alla Caritas per rivenderle a prezzi concorrenziali».

La mente del piano

A capo di tutto ci sarebbe Daniela Giaconi, 67enne di Pescara, l’unica finita in carcere. Sui suoi conti sono transitati 708.554,47 euro. La Giaconi, pur essendo l’amministratrice di fatto di “Area Solidale” ha numerosi precedenti, un dettaglio non da poco perché formalmente non avrebbe potuto partecipare a gare pubbliche. L’ultima condanna per bancarotta fraudolenta risale al 17 settembre 2009, il tribunale d Bologna l’ha punita con 3 anni e 6 mesi per un reato commesso a San Giovanni in Persiceto e in varie zone della Toscana dal 1991 al 19 luglio 1994, data del fallimento della sua società. Oltre alla reclusione il tribunale ha disposto l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, l’interdizione dall’esercizio del commercio per 10 anni e l’interdizione da uffici direttivi di persone giuridiche e imprese per 10 anni.

Per questo aveva bisogno di qualcuno che la sostituisse con i rappresentati istituzionali delle Prefetture a cui occorreva fare riferimento per partecipare alle gare. Una di queste persone, secondo gli investigatori, era Elena Dilda, 54enne di Castelleone (Crotone) che ha ottenuto l’obbligo di dimora. È stata consigliere e vice presidente del consiglio di amministrazione del consorzio “Area Solidale onlus” dal 15 settembre 2014 al 12 luglio 2016 e rappresentante legale e presidente del consiglio di amministrazione dal 22 febbraio 2016 al 12 luglio 2016 nonché vice presidente del consiglio di amministrazione della “Amici di Madre Teresa Giuliani” dal 7 febbraio 2018. Il suo compito era «curare i rapporti con organi e funzionari prefettizi come prestanome» della Giaconi e «assicurare la gestione illecita dei flussi finanziari secondo regole prestabilite, occultando la provenienza delittuosa del denaro provento dei reati fine dell’associazione».

La prestanome

Altro personaggio di spicco è Letizia Barreca (ai domiciliari), consigliere del “Consorzio Area Solidale” fino al 12 luglio 2016 e attuale rappresentante legale di “Volontari senza Frontiere soc.coop. Sociale Onlus” dal 23 maggio 2017. Il suo apporto all’associazione a delinquere è definito «rilevantissimo». Tale era infatti «l’impegno profuso nel rapportarsi con i funzionari in servizio presso le Prefettura, nel produrre documentazione falsa predisposta dalla contabile Maria Fornasari e il ruolo di prestanome dalla medesima ricoperto nell’ambito dell’associazione “Volontario senza Frontiere onlus”, società che si limita a ricevere bonifici da “Milano Solidale” per operazioni commerciali fittizie». Parliamo di non meno di 20mila euro al mese tramite fatture false.

Sempre la Barreca «ha contribuito in maniera proficua alla gestione illecita e alla distrazione delle somme di denaro erogate dalle Prefetture ed emerge che la stessa è pienamente consapevole di tutte le operazioni fittizie che vengono poste in essere e dell’inesistenza di alcun rapporto commerciale a giustificazione della documentazione fiscale emessa e utilizzata allo scopo di occultare e trasformare l’originaria provvista prefettizia».
La Barreca sa di dover rappresentare le onlus in Prefettura perché la Giaconi è pregiudicata e sa benissimo che la nomina dei rappresentanti legali è fittizia. Contribuisce alla gestione di “Milano Solidale” nonostante il legale rappresentante sia Viviana Carino (32enne di Napoli, ha ottenuto l’obbligo di firma), la quale però «ha paura di tutto quello che sta accadendo», in riferimento a eventuali debitori che potrebbero farsi avanti nei confronti del presidente della “Milano Solidale”.
Lo sa anche la madre di Carino, Sandra Ariota, la quale in una intercettazione spiega così la situazione alla Barreca.

«Lei (la Giaconi, ndr) mi ha sottovalutato Letizia, lei ha mia figlia in mezzo che ha 30 anni e non capisce niente, è pulita, non me la deve rovinare altrimenti io la mando in galera. Io non sono gli amici tuoi siciliani, io non sono questa qua, a me non fotte di nessuno, i figli non vanno toccati e lei sa tutti i movimenti. Io so anche dei movimenti dei soldi che son arrivati altrove. Sono arrivati più di 150mila euro, tutto questo lo ha fatto a giugno».

La Barreca esprime le proprie preoccupazioni su “Volontari senza Frontiere” perché il commercialista nell’ultimo incontro ha detto di non voler più seguire la onlus «perché troppo incasinati, perché con le fatture false che ci sono lui rischia e lui non ne vuole sapere».

Le prime verifiche alle onlus

Nel 2018 iniziano le verifiche a Pavia e le cose si complicano. La Barreca inizia a temere davvero, non lo nasconde nella telefonata con Katia Pinto (46enne di Catanzaro, ai domiciliari), rappresentante legale di “Milano Solidale” dal 16 gennaio 2018, colei che «si è rapportata formalmente con organi e funzionari della Prefettura e ha predisposto la documentazione fittizia necessaria per ottenere i fondi».

«Se ci fanno una verifica fiscale siamo fregati, io vado nella merda Katia! Tu sei la procuratrice, siamo tutti nella merda! A Lodi i controlli vanno abbastanza bene, ma Pavia… se ci fa una verifica la Guardia di Finanza siamo nella merda! Sono un po’ preoccupata». E la Pinto: «Guarda che se fanno un controllo incrociato andiamo tutti in galera questa volta! Tutti!». La Barreca replica: «Lo so, con tutti i bordelli che ha fatto lei (la Giaconi, ndr) sono proprio preoccupatissima». Di nuovo la Pinto: «Che Dio ce la mandi veramente buona questa volta. Ti dico la verità Letizia, se dovesse venire qualcuno a chiamarmi io non mento più, mi dispiace».

L’ultima parola è della Barreca: «Se qualcuno si mette a controllare, ci fa le pulci, siamo rovinati. Perché non c’è un giustificativo, non c’è niente. Io non ho un giustificativo, non ho un cazzo di nessuno, non ho uno psicologo che mi ha fatto una fattura, un cazzo».

«Figlia mia tu te ne devi uscire da questi imbrogli»

A essere altrettanto preoccupata è Sandra Ariota, 59enne di Napoli, stretta collaboratrice della Giaconi «nella progettazione e nell’attuazione del programma delittuoso dell’associazione, contribuendo perfino a indicare sua figlia Viviana Carino quale legale rappresentare fittizio della “Milano Solidale onlus” di cui la Ariota risulta socia fondatrice».
In una conversazione la figlia si lamenta perché non ha ricevuto lo stipendio, così la madre le risponde: «Perché non ci sono soldi. Comunque dobbiamo parlare pure di questo perché io ho detto a Daniela che tu ne devi uscire perché Daniela (Giaconi, ndr) alla fine fa imbrogli e io non mi fido più. Figlia mia tu te ne devi uscire perché dobbiamo stare tranquilli, la testa di quella non è buona».
La Carino: «Si mamma però prima che mi licenzio vorrei cercare di avere un prestito. Mamma non farmi andare via che poi Daniela non mi dà neanche un euro». E la madre conclude: «No no figlia mia, se dovesse succedere qualcosa io dovrò fare la cattiva, mi dispiace per lei (la Giaconi, ndr)».

La contabile

Nell’organigramma al femminile manca Maria Fornasari, 54enne di Milano, la quale ha ricoperto il «delicatissimo ruolo di contabile della “Milano Solidale onlus”, eseguendo direttive impartite dalla Giaconi collaborando con la Barreca e predisponendo la documentazione amministrativo-fiscale fittizia». Nelle conversazioni con la Giaconi parla senza problema di fatture da decine di migliaia di euro. Lei è a conoscenza dell’attività illecita, si intende in una conversazione con la Barreca in cui parla della decisione del commercialista di farsi da parte: «C’è troppo casino, perché ci sono troppe fatture che non si comprendono».

Le amicizie pericolose

La Giaconi è sempre presente nelle operazioni e nelle conversazioni delle sue sottoposte. Nell’ordinanza di 650 pagine si legge che è in contatto con due personaggi legati alla ‘ndrangheta, con precedenti per associazione mafiosa, che ha conosciuto tra il 2002 e il 2003 in una onlus mentre svolgevano tutti lavori socialmente utili. La donna ha mantenuto i rapporti e quando è diventata capo delle proprie onlus avrebbe assunto fittiziamente (ma con tutte le attestazioni in regola) pregiudicati che avevano bisogno di dimostrare al tribunale di Sorveglianza il loro percorso di recupero.