Una ferita ancora aperta, che adesso torna a sanguinare. Dalla morte di Massimiliano, per tutti Max lo chef, 47enne morto lo scorso 27 febbraio sotto i portici di via Vittor Pisani, a Milano, sono passati solo pochi giorni. E adesso l'ex moglie del 47enne, che in seguito a diversi problemi personali era diventato uno dei tanti clochard che vivono in città, ha scritto al sindaco Beppe Sala per protestare contro il presunto trattamento che alcuni dipendenti dell'obitorio comunale in piazzale Gorini avrebbero riservato al suo defunto ex marito.

L'ex moglie del clochard: Non era stato ripulito né vestito

"Sono la ex moglie di Massy, il clochard ritrovato senza vita in via Pisani il 27 febbraio scorso e Le scrivo per comunicarLe il mio rammarico e la mia delusione nei confronti del comune di Milano – ha scritto la donna, Katia Ferrati, in una lettera inviata a diverse testate – Lei probabilmente non è al corrente di quanto accaduto, ma essendo a capo dell’istituzione, la ritengo direttamente RESPONSABILE. Dopo il ritrovamento, ci siamo recati presso l’obitorio di piazzale Gorini, abbiamo dato incarico ad un’impresa funebre di occuparsi della gestione del funerale e di tutte le pratiche da espletare. E’ stato concordato che la vestizione sarebbe stata a carico del comune di Milano ed ho un documento ufficiale che lo prova, per questo motivo abbiamo consegnato al personale dell’obitorio l’abito per la sepoltura già il 28 febbraio. La mattina del funerale, il 3 marzo, siamo andati all’obitorio per un ultimo saluto a Massy e, dopo una lunga attesa, senza alcun preavviso, nel momento in cui ci hanno permesso di vederlo, con sgomento abbiamo constatato che non era stato ripulito, non era stato vestito ed era stato messo nella bara dentro al sacco di plastica nel quale era stato riposto al ritrovamento".

Nessuna istituzione ha il diritto di togliere dignità a una persona

"Chiaramente era troppo tardi per poter fare qualcosa ed abbiamo dovuto accettare che venisse portato al suo funerale in quelle condizioni – prosegue la donna nella sua lettera – Ora io mi chiedo Sig. Sindaco, dato che Lei ed il Suo assessore avete fatto delle bellissime dichiarazioni quando Massy è stato ritrovato, su quanto il Comune faccia per i senzatetto, non crede che sarebbe stato il caso di FARE quello che era VOSTRO DOVERE fare? La vestizione oltretutto è un servizio a pagamento, che nessuno si è rifiutato di corrispondere. Vorrei farle presente che nessuna istituzione ha il diritto di togliere dignità ad una persona, dimenticandosi di essa, perché di nessuna importanza. Le ricordo che Massimiliano era un cittadino italiano, che ha lavorato e versato contributi per anni, che aveva una famiglia, un figlio, degli amici e che vicissitudini che non mi dilungo a raccontarLe l’hanno portato a questa scelta di vivere per strada, che né Lei, né nessun altro ha il diritto di giudicare. Noi non abbiamo né la disponibilità, né la forza di procedere legalmente per questa faccenda; non mi aspetto niente, neanche una risposta da Lei, ma ci tenevo che sapesse come sono andate le cose e soprattutto volevo informarLa che farò pubblicare questa mia lettera, affinché più persone possibili sappiano qual’è il trattamento riservato agli individui in difficoltà, che Voi dite di aiutare".

L'ex moglie di Massimiliano conclude con un appunto al personale dell'obitorio, ma anche con l'unica nota lieta della vicenda, almeno a suo dire: "Voglio inoltre aprire una piccola parentesi per informarLa che ho trovato il personale dell’obitorio davvero poco professionale, poco serio ed, in alcuni casi, addirittura incompetente (io credo che se avessero lavorato nel privato, alcuni di loro sarebbero stati allontanati). Ma ho anche un’unica nota positiva (e questo lo devo assolutamente dire): il trattamento ricevuto dalla Polizia Locale di Milano ed in particolar modo dal Sovrintendente Bassi, che ha avuto una sensibilità ed una disponibilità davvero notevoli. Nella speranza che in un’altra occasione simile, pur augurandomi che non accadano più avvenimenti del genere, le cose possano andare diversamente, saluto distintamente".