Nino Caianiello (a sinistra) e Pietro Tatarella, coinvolti nell’inchiesta "Mensa dei poveri"
in foto: Nino Caianiello (a sinistra) e Pietro Tatarella, coinvolti nell’inchiesta "Mensa dei poveri"

Il maxi blitz di maggio aveva portato alla custodia cautelare di 43 persone – tra politici, amministratori pubblici e imprenditori – di cui 12 in carcere, 16 ai domiciliari, tre sottoposti all’obbligo di dimora e 12 all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Erano accusate a vario titolo di associazione per delinquere, corruzione e turbata libertà degli incanti, finalizzati alla spartizione e all'aggiudicazione di appalti pubblici. I pubblici ministeri di Milano Bonardi, Furno e Scudieri, hanno chiesto il rinvio a giudizio per circa 70 persone, coinvolte a vario titolo nell'inchiesta "Mensa dei poveri". Tra loro, c'è anche l'ex vicecoordinatore lombardo di Forza Italia ex consigliere comunale di Milano Pietro Tatarella (accusato di corruzione e finanziamento illecito) e il consigliere lombardo Fabio Altitonante, anch'egli del partito di Silvio Berlusconi, accusato di traffico di influenze. 

Le accuse e il ruolo di Caianiello

La procura, una volta chiuse le indagini verso la fine di settembre nei confronti dei 71 individuati, ha chiesto il processo, togliendo dall'elenco degli accusati solo alcune delle persone indagate. Tra questi non vi sarà Angelo Palumbo, il consigliere lombardo di Forza Italia, per cui resta la richiesta di rinvio a giudizio. Al centro del sistema scoperto dall'inchiesta "mensa dei poveri", secondo l'accusa, è Nino Caianiello, l'ex responsabile di Forza Italia a Varese. Quest'ultimo sta collaborando da mesi sottoponendosi a diversi interrogatori con i pubblici ministeri, tra cui anche uno alla presenza del pm della Direzione distrettuale antimafia Alessandra Cerreti. Questo perché la Cerreti sta seguendo un'inchiesta circa una presunta associazione mafiosa in provincia di Varese nella quale era spuntato anche il nome di Caianiello.

Nell'inchiesta anche Comi e Fontana

Anche l'ex eurodeputata di Forza Italia Lara Comi e l'attuale presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana risultano indagati in due filoni diversi dell'inchiesta. La Comi è coinvolta nell'inchiesta "Mensa dei poveri", ed è stata inizialmente confinata agli arresti domiciliari, successivamente revocati: è accusata di corruzione, truffa aggravata e finanziamento illecito ai partiti. La forzista e il suo avvocato hanno sempre respinto le accuse: "Dimostreremo utilizzando anche documentazione che è stata acquisita nel corso dell'indagine che i reati contestati sono inesistenti". Il governatore Fontana, invece, è indagato nell'inchiesta riguardante la nomina di Luca Marsico per abuso di ufficio: secondo l'accusa avrebbe favorito l'assegnamento dell'incarico all’interno del Nucleo di valutazione degli investimenti della Regione a Marsico, ex socio del suo studio legale.