I vigili del fuoco al lavoro a Rogno (Foto dei Vigili del fuoco via Twitter)
in foto: I vigili del fuoco al lavoro a Rogno (Foto dei Vigili del fuoco via Twitter)

La procura di Bergamo indaga sull'incendio divampato nella notte tra il 20 e 21 aprile nel deposito di rifiuti di Rogno, in provincia di Bergamo. Un fascicolo è stato aperto al momento contro ignoti: si ipotizza che dietro il rogo che ha bruciato oltre tremila metri quadrati di rifiuti, prevalentemente carta e cartone ma anche plastica e copertoni, possa esserci la pista dolosa. Solo un'ipotesi al momento, in attesa che le indagini possano chiarire quanto accaduto alla "Valcart". Nel frattempo, per i residenti di Rogno e dei comuni limitrofi dell'area dell'Alto Sebino sono state una Pasqua e una Pasquetta particolari. A seguito del denso fumo che si era sviluppato durante l'incendio e dell'acre odore di plastica bruciata, il sindaco di Rogno Dario Colossi aveva infatti emesso un'ordinanza contingibile e urgente che invitava la cittadinanza a tenere chiuse porte e finestre, a non praticare attività all'aria aperta e a non raccogliere e consumare frutta e verdura. Indicazioni che sono state diffuse anche dai comuni limitrofi, come Costa Volpino.

Si aspettano i risultati dell'Arpa sulla qualità dell'aria

L'incendio è stato spento a fatica dai vigili del fuoco e l'area è stata messa in sicurezza dopo oltre 24 ore, ma l'ordinanza del sindaco di Rogno resta ancora in vigore in attesa dei risultati sulla qualità dell aria. L'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (Arpa), in ogni caso, dai primi rilievi effettuati poco dopo il rogo con strumentazione a risposta immediata non avrebbe rilevato significative criticità ambientali, anche se ha attivato il gruppo specialistico di contaminazione atmosferica per valutazioni più approfondite sulla vicenda. L'incendio sarebbe partito da un deposito della carta, propagandosi poi anche agli altri materiali. Nella "Valcart" vengono stoccati i rifiuti di molti comuni della Val Camonica e dell'Alto Sebino, a cavallo delle province di Bergamo e Brescia. Nel rogo sono stati distrutti quattro dei sei capannoni della ditta.