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Il rubinetto del bagno era ancora aperto, Federica è crollata sul pavimento prima di riuscire a chiuderlo. Solo l’autopsia potrà chiarire per quante ore l’acqua ha continuato a scorrere in quella stanza dello studentato in via Einstein, a Milano. L’unica cosa certa finora è l’ultima conversazione della ragazza, due giorni fa. Poi il silenzio fino alla scoperta del suo corpo attorno alle 18 di ieri. A dare l’allarme sono stati due zii che proprio ieri avrebbe dovuto incontrare nello studio di un notaio per firmare un rogito. Era una ragazza precisa, non avrebbe mai tardato a quell’appuntamento, così i parenti hanno capito subito che c’era qualcosa di strano. Dopo aver tentato invano di contattarla al cellulare si sono presentati al suo alloggio, sperando che avesse un buon motivo per non rispondere. Dal corridoio si sentiva solo il suono dell’acqua in bagno, una traccia di vita che li ha illusi fino alla fine. Quando il responsabile della struttura ha aperto la porta per la ragazza pugliese non c’era più nulla da fare.

Gli studi e l'impegno nella ricerca

Federica era nata a San Severo, il prossimo primo luglio avrebbe compiuto 28 anni e tra pochi mesi avrebbe terminato il dottorato in Ingegneria matematica al Politecnico. Nel 2015 era stata tra i 9 fondatori dell’Aim, l’Associazione ingegneri matematici, che conta 1569 soci e si impegna a “promuovere la figura dell’ingegnere matematico e a creare un network tra gli attuali studenti e i già laureati per agevolare gli scambi di consigli, opinioni, idee e proposte che possano facilitare il percorso accademico e lavorativo”. Aveva vissuto in Francia, all’Università Pierre e Marie Curie aveva preso un dottorato in Filosofia con specializzazione in Matematica applicata e Biomatematica, poi l’avevano tenuta come ricercatrice per occuparsi della "implementazione in codice dei metodi numerici per risolvere un sistema di equazioni che descrivono la competizione tra cancro e cellule sane". Successivamente era passata allo studio dello "sviluppo di schemi numerici per i modelli di chemiotassi Keller-Segel applicati alla crescita del carcinoma mammario". Al Politecnico si era invece dedicata allo "sviluppo di nuove tecniche numeriche per risolvere equazioni Pde lineari su domini multidimensionali con bassi costi di calcolo".

Era una "mente", un genio

"Tutti quelli con cui abbiamo parlato ci hanno detto che era una mente", raccontano gli agenti che si sono occupati della vicenda. In camera non c’erano medicinali né droghe, la porta era chiusa dell’interno. L’ipotesi più accreditata è quella, dolorosissima, della morte per cause naturali, forse un aneurisma. La stanza era in ordine o, almeno, nell’ordine della proprietaria. Agli investigatori non sembra che ci sia stato qualcun altro. Anche il computer era ancora acceso, sullo schermo c'erano i messaggi di amici e parenti che le hanno scritto decine di volte per sapere che fine avesse fatto. Un ulteriore elemento che fa propendere per la morte improvvisa, imprevedibile.