Dopo sette anni di processi in cui si è dichiarato innocente e ha sempre rifiutato di farsi interrogare, Roberto Formigoni cambia linea ed è pronto ad accettare la condanna e ammettere i suoi errori, chiedendo di uscire dal carcere e di poter svolgere attività di volontariato in un convento. L'ex governatore della Lombardia, condannato in via definitiva per corruzione a 5 anni e 10 mesi, mercoledì pomeriggio è comparso di fronte ai giudici del tribunale di sorveglianza di Milano, accompagnato dai suoi legali, per chiedere la misura alternativa degli arresti domiciliari dopo cinque mesi di detenzione nel carcere di Bollate. L'ex Celeste è arrivato al Palazzo di Giustizia con indosso una maglietta bianca e jeans chiari ed è apparso molto dimagrito.

Formigoni, il procuratore generale favorevole ai domiciliari

Nell'udienza durata oltre tre ore i difensori di Formigoni – gli avvocati Luigi Stortoni e Mario Brusa – hanno sostenuto che la legge "Spazzacorrotti", per effetto della quale l'ex presidente lombardo si trova in carcere nonostante abbia più di 70 anni, non possa essere applicata in modo retroattivo. La norma pubblicata in gazzetta ufficiale nel gennaio di quest'anno, infatti, impedisce le misure alternative al carcere per i condannati per corruzione. La Corte d'Appello di Milano, lo scorso marzo, aveva respinto la richiesta, ma ora il sostituto procuratore generale di Milano Nicola Balice avrebbe dato parere favorevole all'istanza proprio in virtù dell'età dell'ex governatore.

Formigoni: comprendo il disvalore dei miei comportamenti

Dal canto suo Formigoni, stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, avrebbe per la prima volta ammesso le sue responsabilità spiegando che "comprendo il disvalore dei miei comportamenti". Ai giudici ha detto che, se potrà lasciare il carcere per continuare a scontare la pena ai domiciliari, ha intenzione di chiedere il permesso di fare volontariato in un convento di suore. La decisione dei giudici è attesa entro lunedì.