Il focolaio di coronavirus scoperto all'interno della Bartolini di via Roveri a Bologna non è il solo avvenuto in una sede del colosso della logistica. C'è almeno un altro episodio che riguarda la ditta di spedizioni, avvenuto nel momento più acuto della pandemia a Sedriano, in provincia di Milano, nella filiale di via Marie Curie. A denunciarlo il sindacato Si Cobas, che ricorda come il virus, in quel caso, abbia fatto anche due vittime. Una era un autista di 60 anni, l'altra era un delegato dello stesso sindacato, il 40enne Christian Ramirez. "Si è ricoverato il 30 marzo, è rimasto a lungo intubato ed è morto il 21 aprile", ricorda a Fanpage.it Gino Orsini, responsabile organizzativo del Si Cobas. Christian lavorava per una ditta, la 4Logistix, che ha in appalto il servizio di facchinaggio per la Bartolini. "Il 9 marzo avevamo fatto richiesta di astensione dal lavoro per tutti i lavoratori per motivi di salute, chiedendo 2-3 settimane di blocco totale – spiega Orsini -. Purtroppo però la logistica non si è mai fermata, come per i servizi essenziali".

Lo sciopero dopo la morte del lavoratore

Dopo la morte di Ramirez il sindacato aveva organizzato uno sciopero, diffondendo un duro volantino contro Bartolini e 4Logistix: "Mai come ora il loro profitto viene prima delle nostre vite! Mai come ora è necessario rilanciare la battaglia per difendere la salute sui luoghi di lavoro, imponendo il rispetto tassativo dei Protocolli sulla sicurezza e la chiusura immediata delle aziende che non vogliono o non sono in grado di rispettarli". In quei giorni in cui la pandemia infuriava in Lombardia, secondo i sindacati nell'azienda di logistica non venivano fatte rispettare le norme sul distanziamento. In un caso, riportato in una lettera al prefetto inviata dal Si Cobas il 21 aprile e riportata dal giornale "Libera stampa l'Altomilanese", che con la sua caporedattrice Francesca Ceriani ha seguito per prima la vicenda, sarebbe stato fatto entrare in azienda un lavoratore con 38 di febbre.

L'altro sciopero a maggio e l'intervento di militari e carabinieri

Dopo il primo sciopero ne era seguito un altro, organizzato il 21 maggio a causa del mancato rispetto di un sospirato protocollo di accordo sulla sicurezza firmato tra sindacati e azienda solo pochi giorni prima. In quella circostanza del caso si erano interessati diversi giornali (anche Fanpage.it), perché l'azienda aveva chiesto l'intervento di esercito e carabinieri nella ditta: "L’azienda ha chiamato a scopo intimidatorio i carabinieri con i quali è intervenuto anche personale dell’Esercito – aveva denunciato il responsabile pace di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, Gregorio Piccin – si tratta evidentemente di un gravissimo precedente in quanto risulta essere il primo ‘contatto' tra proteste operaie ed Esercito da tempi immemorabili".

Il sindacato: A Bologna 54 casi

"La Bartolini non ha mai smentito la notizia del focolaio di Sedriano, né ha replicato", spiega a Fanpage.it la giornalista Ceriani, che si era occupata del caso. "Non possono smentire nulla – incalza il sindacalista Orsini, che esprime un giudizio pesante sulla Bartolini e le altre aziende di logistica, vedendo un filo rosso tra l'episodio di Sedriano e quello di Bologna: "A queste aziende non interessa evidentemente la vita dei lavoratori, ma che la merce viaggi". E sul focolaio di Bologna, denunciato proprio dal sindacato, Orsini fornisce un aggiornamento: "Da quanto mi hanno riferito i casi sono arrivati a 54, per fortuna però tutti asintomatici. Mancano però i risultati di altri 60 tamponi, ma noi abbiamo chiesto di effettuare tamponi a tappeto a tutti i lavoratori".