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15 Maggio 2020
17:03

Esondazioni del Seveso a Milano: quel piano già finanziato bloccato da ricorsi e burocrazia

Nella notte un violento nubifragio a Milano ha provocato l’esondazione del fiume Seveso, che ha allagato strade e cantine di alcuni quartieri della città. “È snervante per tutti, e fa arrabbiare”, dice Stefano Indovino, consigliere del Municipio 9 e amministratore del Comitato basta esondazioni Seveso, che anche questa notte l’ha trascorsa in strada a gestire l’emergenza. Un piano contro le esondazioni è pronto e finanziato dal 2014, ma un mix di ricorsi e burocrazia continua a bloccarne la realizzazione.
A cura di Francesco Loiacono
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Com'è vivere in uno dei quartieri di Milano che, ogni volta che ci sono temporali intensi, si allagano a causa delle esondazioni del Seveso? "Snervante per tutti, e fa arrabbiare. Capisco anche chi in quei frangenti se la prende col sindaco, ma è un fallimento dello Stato". È arrabbiato e stanco Stefano Indovino, consigliere del Municipio 9 per il Partito democratico. Ha passato l'ennesima notte in bianco, impegnato per strada a cercare di contenere gli effetti di una nuova esondazione. "È una tensione continua", racconta a Fanpage.it Stefano, che su Facebook è uno degli amministratori del gruppo "Comitato basta esondazioni Seveso" e che da amministratore cittadino ha lavorato, assieme all'assessore Marco Granelli, alla messa a punto di un sistema di allarme per i cittadini che almeno, rispetto al passato, consente di essere avvisati tempestivamente in caso di allerte meteo o non appena il fiume raggiunge le soglie di allarme o esonda. "Tra le altre cose vivere in determinati quartieri cittadini significa non poter utilizzare le cantine come si vorrebbe, oppure trovarsi a fare i conti con blackout. Io stesso in un caso sono rimasto per tre giorni senza corrente elettrica: e restare senza corrente adesso, in emergenza Covid, significa restare isolati, o per un bambino magari non poter partecipare alle lezioni online".

Il piano anti esondazione finanziato nel 2014

Sono disagi ben noti dai cittadini dei quartieri Niguarda, Isola, Bicocca, Istria, Maggiolina, che in misura maggiore o minore vengono interessati dalle esondazioni. Un problema che si verifica da decenni a Milano, figlio anche di decisioni sbagliate prese in passato come quella di tombinare, cioè di far scorrere in canali sotterranei, il fiume in determinate zone della città. Eppure, un piano per risolvere il problema delle esondazioni c'è, ed è già interamente finanziato con oltre 110 milioni di euro dalla fine del 2014. Prevede la creazione di una serie di "vasche di laminazione", cioè di bacini che in caso di maggior afflusso d'acqua per via di temporali si riempirebbero gradualmente, come dei vasi comunicanti, contenendo l'acqua in eccesso. Perché in sei anni non si è riusciti a realizzarlo?

"Milano è ostaggio della burocrazia e dei ricorsi", sintetizza Stefano. La necessità di tempi lunghi per i bandi europei di alcuni progetti, la necessità di bonifiche (con tutto ciò che comportano) per altre vasche e la sindrome Nimby (Not in my backyard, non nel mio cortile) che colpisce alcuni comuni confinanti come Bresso e alcuni condomini che si ritroverebbero vicini alle vasche, hanno generato un mix "letale" che ha paralizzato molti dei lavori che, secondo quanto ha detto il sindaco Sala, dovrebbero concludersi nel 2023. L'anno in corso, il 2020, avrebbe dovuto essere quello "della verità" secondo il sindaco, con la partenza di sei cantieri. Ma in aggiunta ai problemi sopracitati è arrivato il Covid, e presumibilmente tutto slitterà ancora.

L'assessore Granelli fa il punto sullo stato dei lavori

È stato l'assessore Granelli, che oltre alle deleghe alla Mobilità e ai lavori pubblici ha mantenuto dallo scorso mandato quella alla "Gestione delle acque e definizione delle connesse politiche di protezione civile", a fornire in giornata un aggiornamento sulle attività di contenimento delle esondazioni: "Per quanto riguarda la vasca di Senago sono ripresi i lavori dopo l'emergenza per la diffusione del coronavirus e servono 12 mesi lavoro per la realizzazione". Per la vasca del Parco Nord è stata "aggiudicata l'impresa e a giugno è prevista la consegna dei lavori con una previsione di 18 mesi di lavoro ma vi ricordo che sulla realizzazione vi sono due ricorsi pendenti (tra cui quello del Comune di Bresso e del supercondominio di via Papa Giovanni XXIII, ndr). Per Lentate e zone golenali a Cantù – ha proseguito l'assessore – è prevista la pubblicazione della gara di appalto entro fine maggio quindi inizio dei lavori a dicembre 2020 e poi 15 mesi di lavori. Varedo sta facendo il progetto definitivo della bonifica e della vasca. A Milano – infine – sono in corso i lavori sul Redefossi ovvero il tratto tombinato del Seveso da piazza Repubblica a corso Lodi". Ricorsi permettendo, quindi, serviranno ancora almeno un paio d'anni solo di lavori per vedere completato il piano contro le esondazioni. "Tutte le altre soluzioni proposte – spiega Stefano Indovino – costringerebbero alcuni quartieri di Milano a rimanere sott'acqua per altri 10-20 anni".

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