Non solo un atto di difesa, ma anche un attacco ai suoi accusatori. È quanto ha fatto oggi in Consiglio comunale il sindaco di Milano, Beppe Sala. A pochi giorni dalla condanna a sei mesi per falso materiale per una vicenda legata all'Expo 2015 (pena poi commutata in 45mila euro di multa), il primo cittadino è andato a riferire a Palazzo Marino. Sala non ha nascosto la propria amarezza per la sentenza che lo ha visto unico condannato nel processo, almeno in primo grado. Ha ribadito di non ricordare il verbale retrodatato che ha firmato (il "corpo" del reato), sottolineando in ogni caso che quel gesto ha consentito di far sì che l'Esposizione universale si potesse fare nei tempi previsti. Sala ha poi sottolineato come anche i giudici della decima sezione penale del tribunale di Milano gli abbiano riconosciuto l'attenuante di aver agito per un'impresa di alto valore morale e sociale e ha poi ribadito anche la sua volontà di andare avanti nel suo mandato da sindaco. Poi, però, il primo cittadino è passato al contrattacco: "Al Movimento Cinque Stelle e ad alcuni rappresentanti politici che chiedono le mie dimissioni dico che andrò avanti con più determinazione della settimana scorsa, perché sono convinto di rappresentare quello che Milano vuole. È vero – ha aggiunto il sindaco secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Mianews – ho una condanna sulla testa, ma sono riuscito a fare un’impresa di alto valore morale, e lo ha riconosciuto anche il tribunale, che voi non riuscirete non dico nemmeno a organizzare ma nemmeno a concepire".

Quando dite che devo restituire la tessera del Pd vi esponete al ridicolo

Sala ha poi attaccato quelli (sempre il M5s) che avevano chiesto a Zingaretti di espellerlo dal Partito democratico: "Quando dite che devo restituire la tessera del Pd, e che Zingaretti mi deve mandare via, vi esponete al ridicolo. Aspettate almeno che prenda la tessera del Pd", ha detto il sindaco (che non è iscritto ad alcun partito). Il primo cittadino ha risposto anche alle accuse ricevute sui social network da un consigliere dell'opposizione: "Poi c’è quel consigliere comunale che posta una mia foto scrivendo falsità perché non sono stato condannato per falso ideologico ma per presunto falso materiale. Ma vedremo fra qualche decennio per cosa Milano vi ricorderà". Il sindaco si è quindi scagliato contro l'eccesso di burocrazia: "Continuerò a fare politica anche per combattere con tutte le mie forze atteggiamenti del genere e garantisco a voi il mio impegno massimo per il bene della città. Il mio pensiero va a quanti ogni giorno impiegano la loro vita a favore dell’interesse pubblico, è triste pensare quanti sono costantemente messi nel mirino. Riflettiamo insieme su quanti danni l’eccesso di burocrazia possa generare e capiremo insieme quali siano le conseguenze di sentenze come questa. Non parlo di me, ma questo clima non invoglierà tanta gente capace e per bene ad avvicinarsi in particolare ai grandi eventi. Adesso – ha aggiunto Sala – ci sarà da lavorare per le Olimpiadi, uno di quelli eventi su cui si misura il prestigio delle nazioni e dobbiamo trovare i protagonisti di questa nuova avventura e dubito che ci sarà fila ai cancelli".

Sulle future strategie processuali Sala ha aperto uno spiraglio al possibile ricorso in appello, escludendo dunque di voler usufruire della prescrizione che scatterà a novembre: "Le sentenze si rispettano, e questo è un fatto indiscusso. Se si ritengono sbagliate, si appellano e credo lo faremo, anche se questo è il campo degli avvocati". Secondo Sala la sentenza è arrivata nonostante l'assenza di prove: "Sono stato condannato senza che l’accusa potesse produrre un sms, una mail o un Whatsapp del fatto che fossi consapevole di aver firmato un atto illegittimo e senza che in tribunale mi si mettesse a confronto con un testimone che mi dicesse ‘te l’avevo detto’. In ogni caso le attenuanti riconosciute, in particolare l’aver agito per motivi di particolare valore morale o sociale, ci aiutano a comprendere ad interpretare questa sentenza di condanna". Sala ha poi aggiunto che "la presunta forzatura – che è risultata comunque assolutamente priva di effetti – sarebbe stata compiuta con l’unica intenzione di non pregiudicare la realizzazione delle opere dell’Esposizione e che l’Expo si potesse fare nei tempi previsti. Permettetemi di ricordare che Expo non è stato solo un grande evento – ha detto il sindaco -, ma un’occasione per reinventare in modo contemporaneo il senso di questa manifestazione". In ogni caso Sala ha ribadito che il verbale firmato "rimane uno delle migliaia che ho firmato e che firmo giornalmente. Ancora oggi, dopo quello che mi sta succedendo, a volte firmo alle 20.30 di sera dopo una giornata di lavoro, senza controllare la data di quello che sto firmando".

De Corato: Sala rinunci alla prescrizione e si difenda in secondo grado

Puntuali anche le repliche alla difesa del sindaco: "Sala sostiene di voler leggere le carte, perché a novembre scatterà la prescrizione per il secondo grado e quindi deve decidere sul da farsi – ha detto l'assessore regionale alla Sicurezza Riccardo De Corato -. Dentro la motivazione della sentenza cosa pensa di trovare? Qualcosa che possa far intendere che la condanna sia stata un atto politico? Sono sicuro che Sala, nel nome della trasparenza e di quanto scritto nel suo programma elettorale, saprà difendersi in secondo grado senza aggrapparsi a cavilli giuridici", ha concluso De Corato, che dunque auspica che Sala rinunci alla prescrizione.

Corrado: M5s non ha mai chiesto dimissioni, ma le risposte di Sala sono insoddisfacenti

Per il Movimento 5 stelle, chiamato in causa polemicamente da Sala nella sua difesa, ha parlato il consigliere comunale Gianluca Corrado, ex candidato sindaco nel 2016: "Il MoVimento non ha mai chiesto le dimissioni del Sindaco (anche se in realtà il capogruppo dei Cinque stelle Simone Sollazzo in una nota aveva chiesto esplicitamente le dimissioni, ndr), ma ha chiesto una cosa ben più seria. Ha chiesto al Sindaco se un uomo condannato per falso possa avere la serenità necessaria per guidare Milano. Ha chiesto a Sala di parlare ai milanesi e di dire la verità su quanto accaduto".  Per Corrado la risposta del sindaco, "caratterizzata da tanti ‘non ricordo' e ‘forse', non può soddisfare nessuno. Se come credo non veritiera, si commenta da sé. Se, invece, per assurdo, fosse vera, significherebbe che il manager Sala non ha ritenuto di prestare attenzione alcuna a un atto fondamentale, alla genesi dell’assegnazione dell’appalto più importante di Expo. Inaccettabile. Come inaccettabile appare la tesi in base alla quale sarebbe addirittura apprezzabile commettere un reato per realizzare un evento. Adesso aspettiamo di sapere se il Sindaco intenda o meno rinunciare alla prescrizione, augurandoci che la condanna non sia considerata da qualche parte politica motivo per proporre per Sala nuovi e più prestigiosi incarichi".