Non è solo il Pd a piangere dopo queste amministrative. Anzi: in una città lombarda i democratici sorridono e ad avere i musi lunghi sono altri. Parliamo di Varese, secondo capoluogo di provincia lombardo al voto (dopo Milano) che dopo 23 anni di (quasi ininterrotto) governo a trazione leghista assiste a un brusco e inaspettato cambio di mano. Il candidato di centrodestra, Paolo Orrigoni, ha dissipato al ballottaggio il cospicuo vantaggio accumulato al primo turno nei confronti del suo sfidante, l'avvocato Davide Galimberti. Da 47,1 per cento contro 41,9, la situazione si è capovolta: e così ieri a trionfare è stato l'avvocato del Pd, col 51,84 per cento dei voti: 16.814 a 15.621.

Il Carroccio, in realtà, era già certo che non avrebbe governato "in esclusiva" il primo capoluogo dove si insediò un sindaco con la camicia verde – era il gennaio 1993 e il primo cittadino si chiamava Raimondo Fassa, pochi mesi dopo sarebbe arrivata la conquista di Milano con Marco Formentini. Orrigoni, infatti, di professione imprenditore, era formalmente svincolato dai partiti non avendo alcuna tessera. A suo sostegno era sceso in campo perfino il governatore lombardo Roberto Maroni, originario di Varese e capolista del Carroccio al primo turno. Eletto in Consiglio comunale, ha affermato che occuperà regolarmente il seggio.

Salvini: "Non siamo stati riconoscibili e convincenti"

In ogni caso, la batosta di ieri è destinata a lasciare il segno nella Lega: "La sconfitta di Varese mi brucia eccome", ha detto difatti Matteo Salvini senza troppi giri di parole. Il segretario leghista ha poi fornito la sua personale lettura: "Quando governi da tempo è fatale che tutti si coalizzino contro uno e noi non siamo stati abbastanza blindati. E poi, diciamolo, non siamo stati abbastanza riconoscibili e convincenti". La riconoscibilità: un tema che sembra aver pesato anche a Milano, dove nonostante numeri in crescita la Lega (già due settimane fa) aveva perso la battaglia intestina contro Forza Italia, finendo quasi doppiata dal partito di Berlusconi.

Ancora: sconfitta onorevole a Bologna, mancato raggiungimento della soglia del 3 per cento a Roma dove pure, "sposando" la Meloni, Salvini si era guadagnato titoli e copertine dei giornali. Tanto basta per far capire che il populismo della Lega, soprattutto in chiave anti-Renzi, non è bastato per sfondare. Forse perché cannibalizzato dal M5s, che ha stretto con il Carroccio un'alleanza strana: giovandosi dei voti dei leghisti ma non contraccambiandoli. Esempio lampante a Milano, dove i Cinque stelle non sono corsi a sostegno del centrodestra unito.

Insomma, per il Carroccio, che pure si può consolare con le vittorie a Novara, Trieste, Grosseto e in molti comuni lombardi (Busto Arsizio, Treviglio, Gallarate, Nerviano) è comunque tempo di leccarsi le ferite. Lo farà già sabato prossimo, a Parma, dove è in programma un convegno per guardare avanti e dare nuove idee al centrodestra: un centrodestra che la Lega vorrebbe guidare, unendo le due anime (populista e moderata) che lo animano. Un tentativo che sembra di difficile attuazione.