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Dimesso l’ultimo paziente, l’ospedale in Fiera a Milano è vuoto

L’ospedale realizzato in Fiera a Milano per fronteggiare l’emergenza Covid è vuoto. Nei giorni scorsi sono stati dimessi gli ultimi tra i pochi pazienti ricoverati nella struttura costata oltre 17 milioni di euro, molto criticata proprio per lo scarso utilizzo. L’assessore Gallera ha chiarito che l’ospedale resterà per eventuali recrudescenze della diffusione del virus, ma resta il nodo di come verrà utilizzato a partire dai prossimi giorni.
A cura di Francesco Loiacono
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Ospedale Fiera Milano
Ospedale Fiera Milano

L'ospedale in Fiera a Milano è vuoto. Anche l'ultimo paziente ospitato nella struttura allestita al Portello per fronteggiare l'emergenza Covid è stato dimesso qualche giorno fa: ne erano rimasti tre, della ventina circa che sono stati ricoverati in totale nell'ospedale realizzato dalla Regione Lombardia con la consulenza dell'ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso, che l'aveva definito un'astronave. Una navicella spaziale che però non è mai decollata veramente: nell'esatto momento della sua inaugurazione è iniziato infatti il trend discendente dei ricoveri in terapia intensiva che sta tuttora proseguendo. Proprio ieri, come si è evinto dagli ultimi dati diffusi da Palazzo Lombardia, il numero di pazienti affetti da coronavirus e ricoverati in un letto di rianimazione è sceso sotto quota 100.

L'ospedale è costato oltre 17 milioni di euro

Un dato importante e incoraggiante, che però ripropone tutte le polemiche che hanno accompagnato la decisione di realizzare al Portello una struttura d'emergenza dedicata quasi esclusivamente alla terapia intensiva: un progetto nato con numero roboanti (si parlava di 500 posti di terapia intensiva) e poi ridimensionato, ma costato comunque oltre 17 milioni di euro, frutto di donazioni di privati. Una struttura di fatto ampiamente sotto utilizzata, in cui molti hanno visto un errore strategico da parte della giunta lombarda, che ha continuato a puntare su un modello sanitario votato all'ospedalizzazione anziché al potenziamento della medicina del territorio.

Gallera: Resterà per eventuale recrudescenza del virus

I vertici di Regione Lombardia, con in testa il governatore Attilio Fontana, hanno però sempre difeso la scelta di realizzare l'ospedale, sottolineando il contesto di grave emergenza in cui è maturata la decisione. E ieri in Consiglio regionale l'assessore regionale al Welfare ha chiarito che l'ospedale al Portello non sarà smantellato, ma resterà in "stand-by" per essere utilizzato in caso di emergenza – un'allerta di secondo livello ossia una "recrudescenza della diffusione del virus" – così come il suo "gemello" allestito dagli Alpini alla Fiera di Bergamo: "Entro il 17 giugno presenteremo a Roma un piano di sviluppo dei posti letto di intensiva e sub intensiva secondo il decreto ministeriale del 19 maggio che ci impone di implementare i posti da 861 a 1466", più "704 di sub intensiva di cui almeno la metà trasformabili subito in terapia intensiva", ha detto Gallera nell'aula del Pirellone rispondendo a un'interrogazione del Pd sottolineando il ruolo specifico delle due strutture "nello sviluppo nel processo di incremento dei posti delle terapie intensive".

Resta il nodo del presente

Se l'utilità per il futuro dell'ospedale è in qualche modo chiarita, resta il grande nodo legato al suo utilizzo nel presente, come ha sottolineato ieri anche il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Fabio Pizzul: "La necessità è quella di declinare il progetto al presente. Il piano deve essere reso noto al più presto. Per ora è nel mondo delle idee. Non è affatto chiaro, inoltre, se la struttura potrebbe già essere  immediatamente operativa  in tutta la sua capienza o per esserlo necessita di altri interventi".

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