Dopo la psicosi collettiva per il "Blue whale", il caso di un adolescente milanese morto in circostanze ancora poco chiare rischia di generarne una nuova per un'altra pratica estrema, chiamata "Blackout challenge". Le indagini su quanto accaduto al 14enne Igor Maj, trovato morto asfissiato in casa lo scorso 6 settembre, sono ancora in corso: i carabinieri, che stanno analizzando il computer e lo smartphone del 14enne, hanno al momento rivelato che il ragazzo non avrebbe cercato direttamente tutorial di "Blackout", ma avrebbe guardato video sulle "10 cose più pericolose del mondo" o sui "modi per sballarsi senza droga". È molto probabile comunque, anche considerando quanto al momento si sa sulla dinamica del decesso – l'adolescente è stato trovato con una corda da roccia attorno al collo, una cui estremità era legata al letto a castello – e quanto ha reso noto la famiglia del giovane, che tra i filmati visionati fosse menzionata anche la pratica del blackout. È bene dunque capire di che si tratta, per evitare che tra i genitori si diffonda una psicosi ingiustificata ma allo stesso tempo per poter fornire agli stessi una prima conoscenza del fenomeno, in maniera da poterne eventualmente parlare con i propri figli.

Negli Usa il blackout challenge è diffuso da decenni

La prima cosa da sapere è che, almeno negli Stati Uniti, da dove arriva, il "blackout challenge", noto anche con altri nomi ("pass out game", "scarf game" e "space monkey") è diffuso già da decenni, come riportava un articolo de "Linkiesta" già lo scorso anno. La pratica (chiamarlo "gioco" contribuisce a non far emergere gli alti profili di rischio) consiste nello strangolarsi, con corde, sciarpe o con le proprie mani, fino ad arrivare allo svenimento per asfissia. È una pratica estrema che negli States, secondo quanto riporta un vecchio articolo del Washington Post, ha già provocato molte vittime: un report del governo parlava di 82 giovani vittime del fenomeno tra il 1995 e il 2008. Nella maggior parte dei casi i ragazzi deceduti si trovavano soli in casa e i loro genitori non avevano mai sentito parlare del "blackout challenge" prima di scoprire i cadaveri dei propri figli. Ecco perché conoscere il fenomeno è un primo passo, ma molto importante. Internet e i social network hanno amplificato la conoscenza di queste pratiche estreme, che per altro sono finite al centro anche di fiction tv. Si pone naturalmente il problema di come fare in modo che gli adolescenti si pongano di fronte a queste pratiche in maniera critica: lungi dall'avere in tasca una soluzione, il dialogo dei genitori con i propri figli può rappresentare, in questo come in tutti i casi, una delle migliori modalità per prevenire qualsiasi tipo di problema.