21 Settembre 2018
15:55

Centro commerciale Westfield Milano, critiche sul blog di Beppe Grillo: “Ne avevamo bisogno?”

Beppe Grillo ha ospitato sul suo blog un intervento fortemente critico nei confronti di Westfield Milano, il mega centro commerciale che aprirà nel 2021 a Segrate, alle porte del capoluogo lombardo: “Ne avevamo bisogno?”, chiede retoricamente Paolo Ernani, l’autore del post ospitato sul blog del guru del MoVimento 5 stelle: “Non servono nuovi centri commerciali ma ben altro, servono centri culturali”.
A cura di Francesco Loiacono

I lavori inizieranno nel corso di quest'anno, mentre l'apertura è prevista per il 2021. Parliamo di Westfield Milano, un nuovo centro commerciale che sorgerà a Segrate, alle porte del capoluogo lombardo. Non si tratta però di uno shopping center qualsiasi: con i suoi 240mila metri quadrati di superficie, i suoi 300 negozi, 50 ristoranti e diecimila posti auto (numeri presenti sul sito ufficiale del progetto) Westfield Milano sarà uno dei più grandi centri commerciali d'Europa: il primo o il secondo, stando a quanto si legge in giro su diverse testate. Lo shopping center porterà migliaia di nuovi posti di lavoro: addirittura 44mila, secondo quanto si legge sul sito del progetto. La maggior parte riguarderà le fasi realizzative della struttura e della viabilità dedicata, che servirà a smaltire l'imponente aumento del traffico previsto: 66mila i visitatori previsti ogni giorni, pari a oltre due milioni l'anno. Ma 17mila persone lavoreranno stabilmente (certo, sulla tipologia dei contratti bisognerà aspettare) nei vari negozi e attività commerciali dell'area. In totale l'investimento, stimato in 1,4 miliardi di euro e frutto di una joint venture tra Westfield e Stilo Immobiliare Finanziaria – la prima società australiana tra i leader mondiali nel settore dei centri commerciali, che detiene il 75 per cento del progetto, la seconda operante tramite Arcus Real Estate, controllata dal Gruppo Percassi che, tra gli altri, ha portato in Italia il marchio Starbucks), produrrà 250 milioni di euro in entrate provenienti da occupazione su base annua.

La critica: Non servono centro commerciali, ma centri culturali

Eppure, nonostante (o proprio forse a causa) di questi numeri, c'è chi protesta contro la costruzione di questo ennesimo centro commerciale, e si chiede: "Ne avevamo bisogno?". Questa è la domanda che il guru del MoVimento 5 stelle Beppe Grillo ha rilanciato sul suo blog, ospitando l'intervento di Paolo Ernani, che si definisce "scrittore, formatore, consulente energetico, ideatore di progetti innovativi in ambito lavorativo e ambientale": "Perché fare una tale operazione decisamente inutile e dannosa in un paese, in una regione, in una città che è strapiena di negozi e centri commerciali di tutti i tipi? – si chiede Ernani nel suo intervento – A cosa serve un altro gigantesco centro commerciale che significherà nuova cementificazione, consumo di territorio, sprechi energetici, inquinamento, traffico? Il tutto per fare andare le persone a comprare ancora più prodotti per la maggior parte superflui e di cui potrebbero tranquillamente fare a meno. Non abbiamo bisogno di altri centri commerciali, siamo sommersi da prodotti e relative montagne di rifiuti, cosa altro dobbiamo comprare, quanti soldi dobbiamo ancora spendere, quanto ancora dobbiamo lavorare per comprare quello che la pubblicità ci offre costantemente?".

Un intervento in linea con quella "decrescita felice" teorizzata anni fa dall'economista e filosofo francese Serge Latouche e sposata appieno da Grillo: "Non servono nuovi centri commerciali ma ben altro, servono centri culturali – afferma poi Ernani – La cultura, la comunità, l’aggregazione sociale, le relazioni non virtuali, i contenuti, i valori, sono quelli che mancano e di cui abbiamo assolutamente bisogno. Più cultura, più scambio fra le persone senza intermediazione del denaro, meno cemento, meno energia sprecata, meno traffico, meno inquinamento. L’Italia non è un gigantesco negozio, l’Italia è un paese di cultura, di straordinarie bellezze artistiche, di cibo di qualità, di paesaggi, di storia, di agricoltura, di tradizioni, di genialità artigiana, tutto ciò va valorizzato e anche questo dà posti di lavoro, ben più dei mega centri commerciali che distruggono quel poco di tessuto sociale che resiste, sfruttano i lavoratori e fanno chiudere le piccole attività di prossimità".

Il tema delle chiusure domenicali

Nell'intervento di Ernani c'è spazio anche per il tema delle chiusure domenicali: "I vantaggi dei grandi centri commerciali, oltre agli speculatori edili e politici che abbiano interessi di varia natura in merito, sono per chi né è proprietario e anche la sola possibilità che chiudano qualche domenica all’anno, li ha gettati nel panico. Un tempo almeno la domenica ci si riposava, si stava con i propri cari, gli amici, adesso si va al centro commerciale, affrontando gironi danteschi di traffico e di gente. Il centro commerciale è un non luogo, dove si spendono più soldi del dovuto, essendoci una offerta infinita di prodotti. Questo ci induce a lavorare ancora di più durante la settimana per poter poi spendere soldi anche la domenica". Ernani fa riferimento anche a un episodio di cronaca accaduto pochi giorni fa a Sesto San Giovanni e che riguarda un adolescente, episodio su cui però ancora indaga la magistratura: "Con dei centri culturali ovunque e tanti al posto di centri commerciali, anche i ragazzi avrebbero delle prospettive e attività migliori da fare che ammazzarsi per un selfie, perché è proprio il vuoto di una vita da consumatori che crea le peggiori condizioni di frustrazione e disagio in giovani e adulti. Sono fondamentali centri che offrano attività culturali di tutti i tipi, biblioteche, teatro, musica, arte, luoghi dove ci si può esprimere senz’altro meglio che pagare uno scontrino. La cultura eleva il livello di un popolo, lo arricchisce e lo rende forte – conclude Ernani – e non in balia di pifferai magici che per anni ci hanno bombardato con i consigli per gli acquisti". Chissà se si riferisce anche allo stesso Beppe Grillo, protagonista dei famosi spot per gli yogurt Yomo negli anni Ottanta.

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