Il condominio di via Ricciarelli 22, a Milano, dove è stato trovato morto un bimbo di due anni (LaPresse)
in foto: Il condominio di via Ricciarelli 22, a Milano, dove è stato trovato morto un bimbo di due anni (LaPresse)

Via Ricciarelli è la sintesi della Milano reale, una città multietnica e spaccata, con sacche di popolazione che vivono in case occupate abusivamente, in quartieri-ghetto quasi completamente di impronta extracomunitaria. Via Ricciarelli – dove questa mattina un bimbo di due anni è stato trovato morto in casa – è nella "parte brutta" del quartiere San Siro, non quella delle ville dei calciatori. Uno di quei posti di cui ci si ricorda solo per casi di cronaca oppure quando la politica pesca dal mazzo una via simbolo per il tema infinito dell’emergenza abitativa. Qui l’Aler (l'Azienda lombarda di edilizia residenziale che gestisce, tra mille polemiche, parte delle case popolari a Milano) combatte una guerra che sa di non poter vincere, a fatica riesce a contenere i danni. Difficile censire tutti gli occupanti, il viavai è continuo e incontrollato. A volte neppure i condomini sanno chi vive accanto a loro. Ma i genitori del bimbo morto, una coppia di croati, li ricordano tutti al civico 22. Vivevano al piano terra della scala C, le finestre dell’appartamento danno sul vialetto su cui ha parcheggiato il furgone della Scientifica. Aljich Rhustic e sua moglie Silvija Z. si sono trasferiti lì poco più di due mesi fa, hanno pagato una sorta di buonuscita a un albanese che è tornato al suo Paese. Sono giovani – Rhustic ha 25 anni, la compagna 23 – ma hanno già cinque figli e un sesto è in arrivo (anche se tre di loro vivono assieme a parenti). A perdere la vita è il più piccolo di appena due anni, trovato disteso sul divano con evidenti segni di percosse, tra cui una ferita alla testa.

"Il bambino non respira"

Alle 6.02 di oggi i genitori hanno chiamato il centralino del 112 per segnalare che il proprio bambino stava male. Il padre avrebbe detto che aveva problemi respiratori, in sottofondo si sentiva il pianto della madre. Quando i paramedici sono arrivati sul posto non c’era più nulla da fare, il cuore del piccolo aveva già smesso di battere. In casa c’era solo la 23enne, la quale ha detto alla polizia che il colpevole era Rhustic. Cosa abbia fatto di preciso non è stato ancora chiarito, di sicuro le tracce sul cadavere non lascerebbero dubbi sulle percosse subite. Il bambino aveva anche i piedi fasciati, forse perché aveva calpestato alcuni vetri rotti in casa nei giorni scorsi.

Il passato violento e il silenzio con la famiglia

“Se lo avessi trovato prima della polizia lo avrei ucciso, potete starne certi”. A parlare è Bardo Secic, prozio di Rhustic, col quale ha interrotto i rapporti circa due anni fa dopo essere stato aggredito da quest’ultimo. “Eravamo in gruppo con i parenti al parco quando lui mi ha colpito senza motivo con un pugno, poi si è tolto la cintura e mi ha preso alla testa con la fibbia ed è scappato via. Ho ancora la cicatrice dei tre punti di sutura”, e indica la vecchia ferita sul cranio rasato. Secic arriva assieme a un gruppo di famigliari circa un’ora dopo le volanti della polizia, chiede invano di vedere il cadavere del bambino di cui non conosce neppure il nome e che non ha mai incontrato in vita a causa della frattura col padre. “È uno scimunito, una testa calda, un violento. Non è un ragazzo che fa casini ma è un po’ via con la testa e fuma sempre hashish. So che non ha un lavoro, si arrangia con quello che gli capita. Ora spero solo che lo Stato italiano lo condanni all’ergastolo”.

L'uomo accoltellato ad agosto

Due ore dopo la polizia lo cattura in un appartamento in zona Giambellino, a pochi chilometri di distanza. Basso, con la barbetta, tarchiato, Rhustic è individuato grazie a una foto segnaletica e alla cella del suo smartphone. Davanti al civico 22 sono in tanti a chiedere una punizione corporale per il presunto assassino, già condannato dalla strada per il più terribile dei delitti. Non c'era stata la stessa risposta del condominio quando nell'agosto scorso una marocchina di 29 anni aveva accoltellato il suo compagno italiano di 33 proprio lì, nella stessa scala dove vive la famiglia Rhustic ma al terzo piano. Il tentato omicidio era stato classificato come "cose che accadono, sono affari loro".