(Foto: Fanpage.it)
in foto: (Foto: Fanpage.it)

Alcuni parenti di persone morte per Covid-19 si sono recati nella mattinata di oggi, mercoledì 10 giugno, davanti alla procura di Bergamo, per presentare le prime denunce per chiedere verità e giustizia per i loro cari defunti. Si tratta dei rappresentanti del comitato "Noi denunceremo", nato inizialmente su Facebook con l'intenzione di fare luce su quanto avvenuto soprattutto durante la fase più acuta della pandemia, quando gli ospedali erano saturi e in alcuni casi non si sarebbe riuscito a garantire la necessaria assistenza per tutti i malati. In totale sono almeno altre 200 le denunce che il comitato intende presentare in procura, non contro medici e personale sanitario ma "contro i politici che non hanno fatto altro che raccontare bugie". Tramite la pagina Facebook e il sito il comitato sta infatti continuando nell'opera di assistere i famigliari di persone morte a causa del Covid che chiedono verità e giustizia per i loro cari, raccogliendone le storie e le denunce. Il Comitato ha chiesto di incontrare il Capo dello Stato Sergio Mattarella durante la sua visita istituzionale a Bergamo, in programma il prossimo 28 giugno.

La procura di Bergamo indaga per epidemia colposa

In procura a Bergamo si indaga già da tempo sulla gestione dell'emergenza Covid. Nel mirino degli inquirenti quanto accaduto all'interno delle residenze sanitarie assistenziali per anziani, dove il virus è entrato facendo una strage, ma anche il ruolo dell'ospedale di Alzano Lombardo nella diffusione iniziale del virus. In questo caso l'inchiesta per epidemia colposa verte sulla chiusura e sulla riapertura dopo un paio d'ore del pronto soccorso dell'ospedale a seguito della scoperta dei primi casi accertati di Covid-19. I magistrati indagano anche sulla mancata istituzione della zona rossa tra Alzano e Nembro: su questo sono stati sentiti in procura anche il governatore della Lombardia Attilio Fontana e l'assessore regionale al Welfare Giulio Gallera. Sull'istituzione della zona rossa aveva parlato il procuratore aggiunto di Bergamo Maria Cristina Rota: "Da quello che ci risulta era una decisione governativa. Noi vogliamo lavorare serenamente, abbiamo bisogno di pace e in questo momento siamo al primo gradino della ricostruzione dei fatti".