Tanti auguri Lea Garofalo, tu e i tuoi quarantacinque anni che ci pesano tutti per quello che sei stata ma soprattutto per quello che non hai potuto essere: libera, una madre che vede crescere la propria figlia, una persona che si mette tranquillamente nelle mani dello Stato senza avere il terrore di rischiare niente per sé né per la sua famiglia. Sono quarantacinque anni che portiamo come un fardello, che sta tutto scritto in quella sentenza in cui si legge che proprio l'uomo che avevi amato, proprio il padre di tua figlia, aveva deciso di procedere alla tua eliminazione con la stessa scioltezza con cui si decide cosa fare nel pomeriggio. Solo che in questo caso era vita o morte. Una cosa così.

Buon compleanno Lea Garofalo. La tua morte non è stata inutile. Ha svegliato un Paese intero sulle storture delle mafie che buttano nel secchione della spazzatura anche un pezzo di famiglia pur di guadagnarsi un pezzo di impunità. Ma dico, mi chiedo, me lo chiedo spesso, cosa penserà di se stesso Carlo Cosco amputato degli affetti che dovrebbero essere i più cari in cambio di qualche ora di libertà in più, prima che venisse acciuffato e dovesse rispondere con un ergastolo, davanti alla giustizia, all'infamità che è riuscito a compiere.

Non sei morta per niente, Lea. Qui fuori hanno imparato che ci sono persone che nascono e crescono in mezzo alla mafia ma hanno il cuore di cambiare vita, hanno addirittura gli occhi per sognare bellezza, hanno mani per rassicurare i figli e decidono di prendere il volo lasciando la scia di sangue e vendetta che per anni ha fatto da scenografia alla propria vita.

Se ci insegna qualcosa, la vita di Lea Garofalo, è proprio è la cura che dovremmo avere per chi, con il coraggio a piene mani, decide di recidere con la propria vita pur di abbracciare la legalità e forse, cara Lea, rimarresti delusa nel vedere quanto ancora siamo rimasti indietro qui fuori, dove i testimoni di giustizia sono vissuti come fastidioso peso per uno Stato che non vuole capire che sono i pochi come te, quelli che recidono il cordone ombelicale con le mafie, gli uomini che dovremmo tenere sul palmo della mano, da portare in giro come esempio di un Paese che ogni tanto ha lampi di coraggio che non possono che renderci ottimisti.

Tanti auguri, cara Lea, saresti stata fiera di sentire con che coraggio tua figlia Denise ha raccontato in una fredda aula di tribunale la storia, davvero, così com'è andata senza nemmeno rilevare un'incertezza, senza nemmeno un fremito, con una sicurezza che ti avrebbe reso orgogliosa. Tanti auguri Lea, hanno provato a ucciderti, ma qui fuori sei dappertutto.