Alessandro Gallelli morto in carcere a San Vittore, familiari: “Non fu suicidio, riaprire inchiesta”

La famiglia di Alessandro Gallelli, il ragazzo di 21 anni morto nel carcere di San Vittore, nel febbraio del 2012 ha presentato una nuova denuncia per omicidio volontario. Ora sarà un giudice a dover decidere se aprire nuovamente le indagini sulla morte del giovane che in passato hanno portato ad archiviare il tutto come suicidio. Alessandro fu trovato senza vita nella sua cella con un laccio al collo legato a una grata di ferro: più volte per quell'omicidio la famiglia del giovane ha chiesto che venissero fatte delle indagini, indagini che però in passato sono state sempre archiviate. Una riguardava "l'ipotesi di responsabilità omissiva nella forma del ‘non aver impedito' la morte", un'altra invece dell'aver "indotto il ragazzo al suicidio" mentre un terzo fascicolo che vedeva indagati per omicidio colposo due agenti della polizia penitenziaria è stato allo stesso modo archiviato.
Depositata una consulenza in cui si ipotizza un'attività di staging per simulare un suicidio.
In sette anni dunque non sarebbero emersi elementi utili a fare pensare che la morte di Alessandro abbia avuto retroscena diversi, eppure nei mesi scorsi i legali dei familiari del giovane, tra cui l'avvocato Antonio Cozza, hanno depositato una consulenza nella quale sostengono che il 21enne venne ucciso "mediante strozzamento con successiva attività di staging" per simulare un suicidio. Ed è da questa consulenza così come proposto dallo stesso giudice per le indagini preliminari che ha poi archiviato l'ennesimo procedimento, che è nata l'idea di poter utilizzare i nuovi elementi al suo interno per riaprire le indagini. Così è stata presentata la nuova denuncia per omicidio volontario che la Procura di Milano ha trasmesso all'ufficio Gip, sulla quale dovranno esprimersi nei prossimi giorni.